40 acres and a mule

«El blues es poesìa, amor, dolor, flamenco» — Eric Burdon

“the Road”

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— Do you wish you would die?
— No. It’s foolish to ask for luxuries in times like these

[****½]

«Un paese popolato di uomini che se uno li ammazzasse tutti, toccherebbe costruire una dependance dell’Inferno», dicevano di “Non è un paese per vecchi”, ma tanto basta anche per questo film. “La strada” di Hillcoat riesce a essere una revisione contemporanea e —come al solito per McCarthy— disillusa di un Inferno dantesco trasportato nel vissuto dell’autore, lasciando tutto ciò che è accessorio all’immaginazione e all’interpretazione.
McCarthy aveva avuto i primi spunti di stesura di questo romanza visitando El Paso assieme al figlio, e immaginandosi come sarebbe potuta essere in futuro. Ed è proprio assieme al figlio che il protagonista, un uomo talmente comune da non avere nemmeno un nome, conduce questo viaggio rovesciato in un lungo girone dantesco di esseri umani, nel quale il ruolo dell’accompagnatore e dell’accompagnato si scambiano, essendo il primo a raccontare e il secondo ad essere raccontato, e durante il quale il rapporto padre-figlio, molto caro all’autore del libro, viene a galla addirittura con le stesse similitudini degli altri romanzi.

Il sentimento dell’autore che gocciola tra le righe è la fiaccola che Tommy Lee Jones sogna in “Non è un paese per vecchi” nelle mani del padre in una notte buia e disperatamente fredda, e che ricompare tra le mani di Viggo Mortensen nella notte reale e senza fine di un incubo che non è fantascienza; e qui —diversamente dal primo— il padre la affida al figlio raccomandandogli di preservare quell’unico brandello di speranza che si vede in tutto il film e che sembra voler perdurare alla tempesta emotiva che scuote lo spettatore.
Se c’era un modo per portare al cinema un romanzo squisitamente letterario eppure così duttile alla pellicola come questo di McCarthy, probabilmente questo era quello di Hillcoat, che riesce a regalare una vita propria su schermo a un romanza tra i più belli dell’autore americano, donandogli anche quel tocco di cinema che il libro non può avere. Robert Duvall, Guy Pearce e Charlize Theron sono i cameo del cinema che porta se stesso e il proprio passato dentro la letteratura, rappresentando il fantasma di Kilgore ridotto a una sorta di Omero che nessuno sta più a sentire, e Grampasso che questa volta accompagna Frodo quanto più possibile lontano da Mordor.

Guardate questo film partendo solo dalla locandina. La grande madre che è la metafora della strada lo accompagna per tutta la sua durata e non lo abbandona mai.
E’ lei la protagonista.
Gli interpreti sono tutte quante comparse.

Written by Ry Cooder

26 January 2010 at 2:23 pm

Posted in 35mm, Recensioni

George ‘Babyface’ Napolitan

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Illustre presidente Napolitano,
quando ho appreso che un ex iscritto al partito comunista italiano era stato eletto Presidente della Repubblica per succedere al mai troppo rimpianto Carlo Azeglio Ciampi, ho provato subito a pensare al cosiddetto «lato positivo» della cosa, e cioè al fatto che un esponente di un partito che fa della laicità dello Stato e dell’equa distribuzione del potere una bandiera avrebbe quantomeno difeso questi aspetti vilipesi e trascurati del nostro diritto.
Quando ha fatto sapere che non avrebbe firmato un decreto legge riguardante le decisioni prese dalla Magistratura sul caso di Eluana Englaro, pur nella modalità fortemente eterodossa in cui si è espresso non ho potuto fare a meno di apprezzare non solo il gesto circostanziato alla vicenda, ma anche la volontà di arginare lo strapotere di un uomo solo al comando.
In tutta franchezza non pensavo che tutto il resto avrebbe toccato i livelli di bassezza e lassismo cui sono costretto ad assistere giorno per giorno come cittadino di questo Paese.
Non voglio fare una tirata su tutte le leggi grondanti vergogna che sono passate dal suo ufficio e che sono state puntualmente vergate dalla sua penna: persone molto più capaci e preparate di me stanno facendo, hanno fatto e faranno ancora quest’elenco, anche se tutto quello che hanno ricevuto in risposta finora è stato un suo rimarcare la presunta funzione notarile della sua carica.
Visto che l’auspicio di un’altro cittadino è andato al vento, e visto che ciò che un suo emerito collega e predecessore come Carlo Azeglio Ciampi le chiede accoratamente di fare sembra non esserle congeniale e consono, faccia l’unica cosa che a questo punto le rimane per preservare la vera funzione di garante della sua carica: si dimetta.

Un uomo in una carica come la sua non deve e non può permettersi di anteporre la propria presenza e la propria poltrona al ruolo delicatissimo che gli è stato affidato, specie di questi tempi, e ciò non di meno se non ritiene di riuscire a svolgere il proprio compito per incapacità personale, circostanziale o formale, deve dimettersi e lasciare che qualcun altro faccia ciò che lei non fa.

Non posso recriminare nulla, se non sentimentalmente, alla faina che fa razzia nel mio pollaio, è nella sua natura comportarsi così ed è da sciocchi aspettarsi qualcosa di meno. Devo però chiedermi perché i cani che vivono a guardia del mio podere e che ho educato e allevato a questo scopo non facciano nulla per impedire che ciò che è mio sia in balia delle scorribande, quantomeno abbaiando. Se un cane da guardia non presidia l’aia, forse è meglio che si ritiri in cortile o in casa: può star certo che non gli mancherà mai una ciotola di zuppa, e forse godrà anche lui della sicurezza che saprà garantirgli un animale più consono e capace alla difesa.

Written by Ry Cooder

24 January 2010 at 12:15 pm

Roast-beef di tonno al sesamo

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Ricetta semplicissima che adoro.

Procuratevi un trancio di tonno; il filetto è l’ideale.
Ah, il tonno non è quell’animale che vive nelle scatolette Nostromo e che viene pescato con le calamite. E’ un pesce dalla carne straordinaria che una cultura folle ha identificato con il surrogato sott’olio o al naturale in scatola.

Dicevamo, il tonno.
L’ideale sarebbe un trancio non troppo sottile.
Fate una terrina di semi di sesamo tostati con un po’ d’olio d’oliva. Mescolate per bene e crogiolatevi dentro il filetto di tonno finché tutti i semi non saranno attaccati alla superficie.
Scaldate il forno a 250°c. Quando sarà a regime mettete il filetto e cuocetelo per 6/7 minuti, poi toglietelo di tutta fretta per interrompere la cottura al punto giusto.

Affettatelo molto sottile -non come quello stronzo che ha fatto la foto qui a sinistra- e servitelo.
Si può bagnarlo con della salsa di soia, del balsamico di Modena o mangiarlo così com’è.

Written by Ry Cooder

17 January 2010 at 1:09 am

Posted in Hell's kitchen

Best of 2009

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Written by Ry Cooder

13 January 2010 at 7:00 pm

Posted in 35mm, Uncategorized

Godfathers and sons

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Facciamo una piccola premessa aritmetica facendo qualche conto della serva sui numeri che il Ministero delle Finanze ha restituito in merito sua alla recente manovra. Il gettito generato dallo scudo fiscale del ministro Tremonti è di 4,65 miliardi di euro. Come da norma, questo deriva dall’istituzione della famosa imposta straordinaria del 5% sui fondi detenuti al di fuori del territorio europeo e non dichiarati al fisco italiano.
Facendo un calcolo abbastanza elementare, è facile scoprire che i capitali regolarizzati con questa norma ammontano finora a 93 miliardi di euro. A tutto questo c’è da aggiungersi un netto dei capitali non fatti ‘rientrare’ con lo scudo fiscale di Tremonti, quelli che rientreranno grazie alla proroga concessa fino ad Aprile con l’aliquota maggiorata al 6%, e un lordo del fatto che è un’imposta definita «una tantum» retroattiva per tutti i capitali non dichiarati fino ad oggi.

Durante una conferenza stampa, un giornalista americano —gente poco avvezza alla mano vellutata in fatto di evasione o elusione fiscale— ha chiesto al Ministro dell’Economia italiano come potesse concordare lo Scudo Fiscale fatto approvare dal suo governo con la lotta all’evasione di cui lo stesso esecutivo si era dichiarato crociato durante tutta la campagna elettorale e durante tutti i precedenti anni della legislatura. Tremonti stizzito aveva risposto che era inutile cercare di combattere un fenomeno come l’evasione fiscale in Italia mentre continuano ad esistere delle vere e proprie «caverne di Ali Babà» come i paradisi fiscali dove rifugiare i propri patrimoni e tenerli lontano dagli occhi e dagli artigli indiscreti del fisco del proprio paese.

Ora facciamo un altro calcolo. Il ministero della Giustizia e quello degli Interni —sempre dello stesso governo— stimano che il volume d’affari complessivo delle mafie in Italia si aggiri intorno al 100 miliardi di euro all’anno; la maggior parte di questo flusso di danaro —circa il 94%, dice la medesima fonte— proviene dal traffico di droga.

Ecco dunque la mia proposta. Perché, ministro Tremonti, vista la natura delle sue obiezioni a difesa della sua manovra e viste le tutele previste dalla stessa norma verso chi fa rientrare i propri capitali in Italia, non legalizziamo la vendita, la detenzione a scopo di spaccio e  la produzione di tutte le droghe attualmente riconosciute e perseguite dalla legislazione del nostro Paese? Con un giro d’affari come quello stimato dagli illustri suoi colleghi e con una tassazione forfettaria del 5% analoga a quella dedicata ai capitali di origine ignota detenuti all’estero e fatti rientrare con lo Scudo Fiscale, si potrebbe contare su un gettito fiscale annuo intorno ai 4,7 miliardi, cioè a dire ben altra cifra rispetto ai 4,65 miliardi a colpo singolo messi a segno con la sua manovra. Il tutto senza considerare eventuali errori nella stima dei famosi 10.000 miliardi di volume d’affari annuo, eventuali variazioni del suddetto volume, ulteriori evasioni, e varie o eventuali.

Che ne dice ministro? Visto che è inutile combattere la droga fintanto che continueranno a esistere lo spaccio illegale, perché non risolvere d’un botto il problema dell’evasione fiscale istituendo un’Elusione Fiscale di Stato e contemporaneamente eradicare quasi del tutto il cancro dello spaccio clandestino?

Written by Ry Cooder

6 January 2010 at 11:16 am

Posted in Politica

Tagliatelle del porcaro

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Una delle mie ricette preferite, presa a prestito da mia madre che me la insegnò anni fà un po’ più rude e casereccia. Richiede pazienza per i tempi di cottura biblici dei peperoni.

Prendete un peperone giallo piuttosto grosso, affettatelo alla julienne e fatelo appassire in olio. Poi innaffiatelo di vino bianco e coprite il tegame lasciandolo stufare con uno spicchio d’aglio. Ogni tanto rimestate, e se necessario aggiungete dell’acqua. A fine cottura il peperone dev’essere completamente disfatto e tenero al tocco; potrebbe volerci anche un’ora al fuoco.
Mettete da parte i peperoni stufati. Aprite un pezzettino di luganega o salsiccia (assolutamente senza anice) di una ventina di centimetri e sbriciolate in teglia il contenuto. Fate soffriggere a fuoco vivace girando abbastanza di frequente e sminuzzando con un cucchiaio di legno i pezzi che rimangono troppo grossi; dopo cinque minuti aggiungete  i peperoni. Fate colare quattro/cinque cucchiai di panna, salate e rimestate delicatamente mentre il composto cuoce a fuoco lento; se piace aggiungente un pizzico di salvia tritata.
Mettete al fuoco le tagliatelle; quando sono quasi cotte tiratele e fatele saltare nel sugo.

Servite aggiungendo basilico e condendo con una buona dose di Grana o Parmigiano. Non male anche il pecorino, a patto che sia fresco.

[Foto a breve]

Written by Ry Cooder

24 December 2009 at 4:02 pm

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Mezzepenne zucchine e bottarga

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Passato lo scimproriu per i carciofi, ecco la rapsodia per la bottarga — o meglio il fisiologico raptus di un idillio che dura ormai da quasi tre anni.

Procuratevi delle zucchine. Quelle sarde bianchicce sono eccellenti per la bisogna, ma anche le classiche verde scuro fanno il loro mestiere. Affettatevele come preferite; io di solito le faccio a fiammifero, con la sezione bene o male di uno spaghettone. Gettatele in una pentola con olio e uno spicchio d’aglio, e fatele andare per qualche decina di secondi a fuoco vivace, quindi spegnetele con una spruzzata di vino bianco e abbassate la fiamma. Aggiungete peperoncino e due/tre cucchiai di panna.
Scolate la pasta al dente e fatela saltare con le zucchine e la panna; mescolate per bene, spegnete il fuoco e cospargete di prezzemolo tritato.
Servite aggiungendo copiosa bottarga di muggine.

Written by Ry Cooder

22 December 2009 at 4:01 pm

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Soltanto un incidente…

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Resuscitato il terzo giorno, il PdC non può esimersi da un ultimo corollario d’immagine lasciando parole vellutate che ancora una volta alludono a un Italia che ama e a una che odia.
Questo è un filmato di trentadue anni fà, quando questo Paese era molto più diverso di quanto ci rendiamo conto. Più di tutto mi fa specie, col senno del poi, una risposta che Montanelli dà al giornalista che gli chiede se se lo aspettasse; «No, non è che me lo aspettavo, ma lo avevo messo nel novero delle possibilità. Quando si fa questo mestiere in questo modo bisogna mettere nel bilancio questi incidenti».
Per un leader politico, aspettarsi di essere amato urbi et orbi è —lo so che mi ripeto— prerogativa da regime populista, e quindi totalitario. Per una nazione invece non rendersi conto che amore e odio sono frutti naturali dello stesso albero e che se c’è il primo è difficile che anche l’altro non faccia capoccella, è mancanza di contatto con la realtà.

Written by Ry Cooder

18 December 2009 at 12:58 pm

Spaghetti cozze e carciofi

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Quando —dicevo— sai che puoi contare ancora per pochi giorni di pesce di qualità a buon prezzo, ne approfitti e fai manbassa.
Gli è che un’altra delizia autoctona sono i carciofi — o “carcioffi”, come scrivono praticamente tutti i venditori a San Benedetto sui cartelli delle primizie sulle bancarelle.

Per cominciare pulite i carciofi —uno a testa per i commensali— e gettateli in acqua acidulata con limone. I gambi vanno puliti di tutti i filamenti e affettati a rondelle non troppo spesse (diciamo due, tre millimetri di spessore). Affettate i cuori molto sottili e metteteli a soffriggere in un tegame con aglio, olio e peperoncino. Ricordate che il peperoncino tanto più soffrigge, tanto più aumenta la propria piccantezza; quindi se non li volete troppo piccanti o ne mettete poco, o ne mettete a metà cottura.
Aggiungete un mezzo bicchiere di Vermentino e di tanto in tanto l’acqua di cottura della pasta per intenerire la polpa e profumarla con un retrogusto leggermente acre.
Quando gettate la pasta, aggiungete ai carciofi delle cozze. Appena si aprono sgusciatele —cioé finite di spalancare con la forza le valve e togliete il frutto— e lasciatele cuocere a fuoco lento. Ad alcuni piace che alcune cozze rimangano nei gusci, ma non fatevi prendere dalla foga: è tutta scena.
Salate il condimento, tirate la pasta al dente e finite di cuocerla saltandola nel tegame con carciofi e cozze. Se dovete aggiustare il sale, questo è il momento.
A freddo spolverate con prezzemolo e, se vi piace, irrorate di bottarga di muggine.
Accompagnare con lo stesso Vermentino di Gallura di cui sopra, o con un bianco altrettanto fruttato.

Se siete di quelli che credono che frutti di mare e di terra dovrebbero starsene ben lontani dalla medesima portata, o addirittura dallo stesso pasto, beh, questo è il piatto che vi consiglio per una profonda crisi delle vostre credenze.

Written by Ry Cooder

15 December 2009 at 10:06 pm

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Genti mala non di moriri

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Written by Ry Cooder

14 December 2009 at 1:16 am

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