40 acres and a mule

«El blues es poesìa, amor, dolor, flamenco» — Eric Burdon

Your argument is invalid

[Manifestazione dei tassisti a Roma]

Ballad in rough D

Basta parlare di «scontro finale» e «fine di Berlusconi». Vi supplico, basta!

È da quasi vent’anni che si vende la pelle di un orso che nessuno riesce a uccidere.

Tremonti’s beach

Ma’am has a gun, and refuses to take her medications

«L’eliminazione da parte delle forze Usa dello sceicco del terrore Bin Laden, all’indomani della beatificazione di Giovanni Paolo II, può essere letta come un nuovo enorme miracolo per il mondo regalato dal Papa più amato, che tanto tuonò contro la rete del terrore in particolare ammonendola con le parole “il male è accompagnato sempre dal bene”, volendo con ciò affermare che dietro il male spuntano sempre il bene e la giustizia universale, come dimostrato in queste ore»

Michela Biancofiore, Pdl

Before the Devil knows he’s dead

«Un film può essere estremamente potente sui giovani. Ma quell’influsso dura un giorno. Poi muore, come tutte le passioni effimere»

Sidney Lumet (June 25, 1924 – April 9, 2011)

Mr. banker…

Ogni volta che un paese dell’Euro fa il pelo alla linea del baratro, tocca sorbirsi lo stesso canovaccio di cori greci. Le borse d’europa che arretrano, le voci spericolate sui miliardi di euro che bisognerà cacciare questa volta per evitare il crack, le flessioni a due numeri delle varie banche coinvolte, la parola PIGS che oramai sembra avere una mezza dozzina di lettere o più, e non da ultimo i proclami allarmisti su «l’Euro sarebbe a rischio se non si intervenisse» o su «una catastrofe per tutti se non si trovassero i fondi».

Ma è così costoso e imbarazzante a questo punto ammettere che l’Euro, così com’è stato concepito, non funziona prendendo le conseguenti decisioni? È così problematico fronteggiare il fallimento di un’unione che su economia e sviluppo naviga a vista aspettando trepidante che salti fuori dalla nebbia il primo scoglio per gettare un urlo e seminare il panico nella flotta? Perché si è dovuto a tutti i costi importare solo i lati negativi del modello federale USA ripudiando uno a uno tutti i vantaggi?

Roots

Anderson: You know when I was a little boy, there was an old negro farmer that lived down the road from us, named Monroe. He was… I guess he was just a little more luckier than my daddy was. He bought himself a mule. It was a big deal in round that town. Now my daddy hated that mule. Kuse, his friends were always kidding him about, “They saw Monroe out plowing with his new mule and Monroe is going to rent another field now he had a mule”. One morning that mule showed up dead. They poisoned the water. After that, there wasn’t any mention about that mule around my daddy. It just never came up. One time we were driving down that road and we passed Monroe’s place and we saw it was empty. He just packed up and left, I guess, he must of went up north or something. I looked over at my daddy’s face, I knew he done it. He saw that I knew. He was ashamed. I guess he was ashamed. He looked at me and said: “If you ain’t better than a nigger, son, who are you better than?”.

Ward: I think that’s an excuse.

Anderson: No it’s not, excuse. It’s just a story about my daddy.

Ward: Where’s that leaves you?

Anderson: With an old man who just so full of hate that he didn’t know that being poor was what was killing him.

— “Mississippi Burning”

Into the mild

Oziosamente stravaccato su una sedia di plastica scaraventata su un terrazzo a una cinquantina di metri dal mare, seguo le imprese eroiche di Luca tramite il suo blog.

Il novello Cristoforo Colombo è partito una manciata di giorni fa da Milano per percorrere in bici l’antica Postumia, una strada consolare romana che andava da Genova ad Aquileia.
L’itinerario è questo qui sotto.

Dateci un’occhiata e seguitelo: ne vale la pena.


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Points of view…

“the Departures”

[****]

Forse la cosa più bella di questo film è che arriva inaspettato. Mantiene a strascico un profilo basso, lasciandosi andare a qualche piccolo luogo comune da commedia degli equivoci, indugiando su particolari che vogliono fuorviare ed entrando nel vivo con discrezione, garbo e pacatezza. Difficilmente si riesce a farsi trovare preparati mentre si costruiscono una per una tutte le premesse per una sorta di sillogismo sentimentale che vuole dare alla connotazione occidentale una prospettiva molto eterodossa, eppure al tempo stesso conservatrice in senso storico, di un tema vecchio come l’uomo come lo è la morte.

Lo sviscerare di una paura talmente trasversale da essere stata definita persino «blasonata» strizza l’occhio alla concezione intimista e sentimentale del cinema europeo e alla storia composta e dinamica tipica del cinema d’oltreoceano, pur prendendo le distanze dalla decadenza del primo e dai virtuosismi di macchina e dalle fotografie da Nationa Geographic del secondo, e lascia agli occhi dello spettatore occidentale —per il quale questo film sembra essere fatto— una descrizione rigorosa ma emotiva del rituale della necrocosmesi come rituale concepito per la morte ma ‘ricamato’ sulla vita.

Forse uno dei film che meglio interpreta l’imprescindibilità di due aspetti, un tempo considerati complementari e mutualmente esclusivi, come la vita e la morte.
Meritatissimo Oscar nel 2009 come miglior film straniero.

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