Sometimes he comes back
Napolitano come carica istituzionale e massimo garante per la Repubblica Italiana è il coronamento di una metafora agghiacciante. Di tanto in tanto sembra sia colto da un sussulto che gli manda in fibrillazione ritmo cardiaco, ossigenazione ed elettroencefalogramma, e lo si vede parlare di «violenza raccapricciante nei confronti delle donne», di «princìpi insindacabili della democrazia» e di «libertà che non possono essere calpestate» come se fosse un allarme dell’ultim’ora, come se gli fossero arrivate improvvisamente agli occhi le soperchierie di cui l’Italia è palcoscenico da settimane, mesi e anni.
Sembra una favola orwelliana: il padrone dorme, e quando non dorme non sente, non vede e non parla; gli animali si dividono tra uguali e più uguali degli altri, lo sbigottimento riesce a renderlo su carta solo chi nella fattoria non c’è, e da un momento all’altro si spera di svegliarsi di soprassalto e scoprire di essersi addormentati leggendo.
Ma va la’, Napolitano e’ un grande!
Non so come faccia, a quell’eta’, a reggere all’insostenibile pressione degli attacchi mediatici e proteggere fino in fondo gli indiscutibii capisaldi dell’evasione fiscale.
(Presidente della repubblica di sta’minchia, stronzo. La comunita’ europea ha espresso – ovviamente – parere contrario a ognuno dei condoni dell’era Berlusconi e tu che hai non potere, ma dovere, di porre il veto alle leggi antocostituzionali, antodemocratiche, che proteggono evasori, abusivisti e criminali, te ne stai zitto e te ne esci con quella stronzata che firmare non serve a niente. Adesso capisco perche’ la candidatura di D’Alema a presidente della repubblica era tanto osteggiata: perche’ evidentemente Napolitano e’ ancora piu’ affidabile di D’Alema nel non filtrare ogni legge-vergogna!)
Ha anche un alibi di ferro, ’sto vecchio catorcio comunista: «se anche non firmassi la legge rispedendola alle camere, loro la riapproverebbero e io sarei costretto a firmarla».
Italiano fino all’ultimo: non è colpa sua, lui non ci poteva fare niente…