“10.000 BC”

[Locandina “10.000 BC”][*1/2] 

L’unica cosa positiva di questo film è che spendendo solo un euro di biglietto ho potuto gustare le nuove caramelline gommose al mojito comodamente stravaccato sulle poltrone dell’UCI Cinema di Certosa.

Di più non ho cuore di dire. 

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Raw stories

«Qualche tempo fa ho letto sul giornale che certi insegnanti avevano ritrovato un sondaggio inviato negli anni Trenta a un certo numero di scuole di tutto il paese. Era stato fatto un questionario sui problemi dell’insegnamento nelle scuole. E loro hanno ritrovato i moduli compilati e spediti da ogni parte del paese, con le risposte alle domande. E i problemi più gravi che venivano fuori erano tipo che gli alunni parlavano in classe o correvano nei corridoi. O masticavano la gomma. O copiavano i compiti. Roba così. E allora avevano preso uno di quei moduli rimasto in bianco, ne avevano stampate un po’ di copie e le avevano mandate alle stesse scuole. Dopo quarant’anni. Be’, ecco le risposte. Stupri, incendi, assassini. Droga. Suicidi. E io ci penso a queste cose.
Perchè il più delle volte, quando dico che il mondo sta andando alla malora, e di corsa, la gente mi fa un mezzo sorriso e mi dice che sono io che sto invecchiando. E che quello è uno dei sintomi. Ma per come la vedo io uno che non sa capire la differenza fra stuprare e ammazzare la gente e masticare la gomma in classe è messo molto peggio di me. E quarant’anni non sono mica così tanti. Magari fra altri quaranta la gente avrà aperto gli occhi. Sempre che non sia troppo tardi»

Cormac mcCarthy, “Non è un paese per vecchi”, ed. Einaudi

Face the promise

Giuseppe Ciarrapico, nato a Roma nel 1934, attualmente è stato condannato per la vicenda “Casina Valadier”, per il crack del Banco Ambrosiano Veneto, per sfruttamento del lavoro minorile e infine per finanziamento illecito dei partiti. Recentemente è ricorso in appello dopo esser stato condannato per truffa e violazione della legge sulle trasfusioni.
Insomma, a prescindere dalle considerazioni su un dichiarato simpatizzante del ventennio come Ciarrapico, ancora una volta il Cavaliere si dimostra un uomo d’onore che mantiene la parola data; aveva detto che il Pdl non avrebbe presentato candidati con processi in corso e così è stato: sta reclutando i condannati in via definitiva.

Alternate country, direct country

La notizia che ha fatto tremare il mondo del music business e che ha commosso gli ascoltatori di tutto il mondo è qui: Nina Moric inciderà un singolo a Los Angeles, e lo dedicherà alla sua metà, Fabrizio Corona.
Il titolo, come fanno trapelare fonti vicine alla soubrette, sarà probabilmente “Pappone blues”.

Per affogare i profondi dispiaceri che faranno certamente seguito a questa notizia, non ci resta altro da fare che darci alla buona musica. Anziché fare il giro delle sette chiese via Skype per divulgarli, ho pensato di cogliere l’occasione per metterli tutti qui di seguito (così da battezzare anche il Sonific di questo blog).
Trattasi degli Hayseed Dixie: gruppo bluegrass con la passione per l’hard rock che hanno al loro attivo (tra l’altro) un intero album dedicato ai canguri elettrificati.
A voi.


Wreck this mouth

«Essere censurati è per metà un sopruso subito, per metà un errore commesso» Michele Serra su “Repubblica”, 11 Dicembre 2007 

Se Michele Serra si sia rincoglionto di botto o abbia sempre covato dentro di sé l’animo del qualunquista perbene da quattro soldi che emerge da queste parole, non è dato sapere. Io propendo per la seconda, sarà forse perché certe affermazioni le preferisco in bocca a delle impettite teste di cuoio con il manganello in mano, piuttosto che a un cosiddetto «intellettuale» che con la satira ci è cresciuto, ci ha vissuto e ci ha mangiato.Tanto vale, preferivo il buon vecchio «se sei stata violentata è anche colpa tua che ti vestivi da troia», almeno non si cerca di travestire da autocritica post-moderna costruttiva una tara mentale il cui aspetto peggiore è che proprio non ti viene in mente cosa potresti controbattergli.

“There will be blood”

[****1/2]

Praticamente chiunque abbia scritto di cinema negli ultimi cinque anni, ha scritto che dopo l’undici settembre l’America, e Hollywood di riflesso, ha perso parte della propria umanità e si è dedicata a un mood di cinema che lascia più respiro ai lati oscuri e peccaminosi dell’animo umano piuttosto che alle sue virtù.
Probabilmente se ci si fosse presi la briga di scoprire registi come Clint Eastwood prima dei suoi colpacci da botteghino (“Mystic River” e “Million Dollar Baby”), si sarebbe scoperto che il cinema verista ha radici sparute ma molto profonde fin da tempi non sospetti. Più precisamente dai tempi di film come “the Unforgiven” o “Un mondo perfetto”. Fatti quattro conti, ci si potrebbe rendere conto che l’undici settembre è stato più una coincidenza con l’esplosione del filone verista ad Hollywood;
”There will be blood” non è altro che l’ennesimo film in pochissimo tempo che sale sul carro dei ‘vincitori’ cavalcando l’onda della nuova emotività cinematografica del cinema d’autore statunitense.
E lo fa con molto garbo, non c’è che da dargliene atto.

I diciassette minuti di pantomima con cui inizia il film sono una dichiarazione d’intenti; ‘costringono’ l’attenzione su una fotografia squisitamente post-moderna e inquadrano le intenzioni di un film con dei dialoghi molto concisi, praticamente da teatro.
Due ore emmezza di camera a mano che sono una metafora continua, quasi una provocazione o un verso. La macchia di petrolio che bagna la lente della cinepresa dopo qualche minuto di film è un omaggio quasi testuale a Kubrick; addirittura per alcune inquadrature Anderson usa una vecchia cinepresa Pathe del 1910 con uno stranissimo obbiettivo da quarantatré millimetri, dando una discromia negli angoli che inconsciamente getta negli occhi dello spettatore una fiammata di inizio secolo scorso che si addice quasi maniacalmente a una pellicola come questa.
Le inquadrature sono tutte per i personaggi e, di tanto in tanto, per le loro appendici oggettuali. Il campo inizia e si conclude di norma con un personaggio, proprio perché questo non è un film d’ambientazione, o proteso a una fotografia d’ambiente, ma un film umano che più umano fa davvero un’impresa pensarci.

In uno sfondo dominato dal sogno americano come quello di inizio secolo scorso, “There will be blood” è una parabola epica del vizio umano. Viene alla luce come una cronaca amorale e cinica di un palcoscenico calcato solo da hybris e tracotanza fatte persona.
La sete di potere, danaro e affermazione scalzano qualunque altro valore come una palla in corsa contro i birilli (curioso lapsus, come paragone), al punto di offrire un film senza figure femminili per sgomberare il campo da tentazioni amorose o accenni a uno scheletro di famiglia, e popolato dalla testosteronica e rabbiosa lotta per la supremazia.
Un palcoscenico dove i bambini si battezzano non con l’acqua santa ma col petrolio. E non parlo metaforicamente.

La secchezza della parabola di Anderson è metafora dello sfondo, privo di vegetazione e di altra ricchezza se non del petrolio. Proprio come i personaggi che la popolano e delle musiche che li scandiscono.

Daniel Day-Lewis fa a questo film quello che Jack Nicholson ha fatto per il primo Batman di Tim Burton. E cioé praticamente tutto.
Lo stesso regista ha ammesso che il film non ci sarebbe stato se il premio Oscar protagonista non avesse accettato la parte.
Ma per fortuna così non è stato, e grazie a lui Anderson ha portato nella vergine California di inizio ‘900 un perfetto Dracula con una meravigliosa cadenza british e con un sopracciglio da far digrignare i denti sotto i baffi; un personaggio che marcia sparato verso il perielio dell’umanità spinto solo dalla coscienza del sé come unico e incontrastabile valore.

Un personalissimo e ben riuscito omaggio al post-modernismo che Kubrick ha reso grande.