Wreck this mouth

«Essere censurati è per metà un sopruso subito, per metà un errore commesso» Michele Serra su “Repubblica”, 11 Dicembre 2007 

Se Michele Serra si sia rincoglionto di botto o abbia sempre covato dentro di sé l’animo del qualunquista perbene da quattro soldi che emerge da queste parole, non è dato sapere. Io propendo per la seconda, sarà forse perché certe affermazioni le preferisco in bocca a delle impettite teste di cuoio con il manganello in mano, piuttosto che a un cosiddetto «intellettuale» che con la satira ci è cresciuto, ci ha vissuto e ci ha mangiato.Tanto vale, preferivo il buon vecchio «se sei stata violentata è anche colpa tua che ti vestivi da troia», almeno non si cerca di travestire da autocritica post-moderna costruttiva una tara mentale il cui aspetto peggiore è che proprio non ti viene in mente cosa potresti controbattergli.

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11 thoughts on “Wreck this mouth

  1. Nevvero

    Hm… non so in che contesto l’abbia scritta, questa roba…

    (Una chiave di lettura del tipo “l’atto della censura è un sopruso per il censurato e un errore del censurante” sarebbe del tutto fuori luogo nell’articolo in cui la frase è stata inserita, Gen? Stimando Serra, mi piacerebbe potergli concedere almeno il beneficio del dubbio…)

  2. Puoi leggere l’intero articolo qui. Si chiama “Quel confine incerto tra offesa e libertà” (già il titolo mi ha fatto girare i coglioni).
    Michele Serra è stato direttore di “Cuore”, quando è diventato settimanale indipendente da “l’Unità”, nel 1989. Me lo ricordo bene quel giornale: e mi ricordo bene la satira tagliente e senza prigionieri che faceva nel periodo in cui andavo al liceo.
    Proprio per questo motivo e a maggior ragione ritengo la frase (e più in generale il ragionamento) di Serra doppiamente grave. Sei puttana libertina o Catone il Censore a seconda del lato della barricata in cui ti trovi, tanto un uomo del calibro di Serra non deve più temere la censura al giorno d’oggi. Se non è questo il trasformismo all’italiana…

  3. Concordo, Gen. Serra si sta infiacchendo come una vecchia bagascia della periferia bolognese.

    (Non c’entra nulla, ma recentemente ho letto pezzi di straordinaria reazione da parte di Pansa, che ricordavo assai più sinistro)

  4. Roano

    Conc..

    ..ordo con Serra.
    Soprattutto per la parte che riguarda Luttazzi.
    L’ultimo spettacolo alla 7 era inguardabile.
    Covava troppo astio (anche se per giuste ragioni)

  5. Nònno, perdonami, ma di satira non sai nulla…

    (…e soprattutto non esiste che un -personalissimo – canone estetico sia usato a misura della legittimità della censura. Come se la censura potesse essere legittima, peraltro…)

  6. Beh, roano, su Decameron potrei anche essere d’accordo; e infatti in risposta a Nevvy stavo per scrivere anche che il tono autocommiserante con cui si susseguono oramai molte delle battute di Luttazzi comincia a starmi in posizione decisamente scomoda. Per non parlare poi di alcune scelte molto discutibili in seno al suo programma.
    Ma Serra parla di censura in genere. Luttazzi o non Luttazzi.

  7. Roano

    Ser..

    ..ra non parla di una censura di stato (come quella che esisteva un tempo ) ma di una sorta di fallimento di chi fa la satira.
    Questo fallimento si manifesta quando dalla satira si passa all’insulto.
    In soldoni quando non ride più nessuno.
    E in questo ci stanno cascando Luttazzi e Grillo.
    In pratica se strappi una risata o un sorriso …ti faccio passare tutto. Altrimenti di querelo..

  8. Nevvero

    Sono d’accordo con Roano.

    Grillo, Luttazzi e i vari V-day mi stanno sul cazzo quasi quanto i diktat bulgari.

    Perchè invece di spingere all’impegno civile e sociale, permettono agli italioti di “pulirsi la coscienza” (sociale). della serie: “io ero a far caciara con grillo: sò rivoluzzionario, io, ahò.”

    Mi ricordano i cattolici della domenica, queste persone: “vado in chiesa: sono puro. Beh, sì, poi inciucio e imbroglio, ma cavolo, vado in chiesa ogni domenica!”.

  9. Benissimo. Allora il tuo amico Serra non è da meno di questi «cattolici della domenica».
    Ha vissuto di satira per la prima metà della sua vita. Ha professato la libertà d’espressione senza ma e senza se fin da tempi lontanissimi, e ha praticato e difeso un tipo di satira almeno altrettanto tagliente e ‘volgare’ rispetto a quella di Luttazzi (ribadisco: vai a vederti cos’era “Cuore”).
    Adesso che lo stile di vita da épater les bourgeois non gli si confà più (molto probabilmente non ne ha più bisogno, visto che dalla seconda metà degli anni ’90 è molto affermato come scrittore anche al di fuori della politica e della stampa) non ha più bisogno di far parte della minoranza. E quindi vorrebbe fare abiura dei suoi vecchi cappotti da sessantottino mascherandolo da critica di chi si è evoluto.
    C’è poco da fare: uno che col suo passato cita a mo’ di exemplum Andreotti per il suo piglio di gomma di fronte alla satira e alle accuse («[uno che] ha sempre saputo dare prova di una formidabile impermeabilità») è uno che sta battendo la stessa strada di Giuliano Ferrara: prima sgherro del PCI, poi teneramente socialista, poi liberale e poi via via sempre più verso le sue posizioni odierne, dove ha emendato uno per uno dai principi che aveva strillato originariamente in piazza, in assemblea e sulla carta stampata.
    E sta’ pur certo che il vero spirito di Serra ha solo timidamente tirato fuori la testolina. La sua metamorfosi è ben lungi dall’esser compiuta.

    (Cosa c’entra che Luttazzi ti stia sul cazzo? Si sta forse parlando di quanto fosse bello o meno il suo spettacolo? È forse un metro di giudizio per stabilire chi deve parlare e chi deve tacere? Qui la questione è molto più importante dei gusti personali di ognuno. Se stabiliamo che esiste un criterio —e quindi un organo di stato che lo può utilizzare— per determinare cosa è libero di esprimersi e cosa invece no, allora stiamo facendo un enorme passo indietro)

  10. DDT

    Faccio qualche appunto:

    – Il paragone Serra-Ferrara è alquanto inquietante, staremo a vedere. Il fatto che certe persone abbandonino il cappotto rivoluzionario perchè “invecchiano” mi può anche garbare, ma non è affatto detto che si debba passare dall’altra parte. Certe persone proprio non possono fare a meno di imboccare il ramo discendente della parabola. Per quanto mi riguarda, ho letto per diverso tempo la rubrica “Satira preventiva” di Michele Serra sull’Espresso, ed è talmente deprimente che fa quasi riflettere. La cosa è ancora più inquietante se si pensa che l’ambiente politico da sempre trae giovamento da tutta una serie di personaggi fintamente critici che al posto che sparare al bersaglio gli fanno il solletico. I comici televisivi, ad esempio. O il Benigni alla festa dell’UDEUR, apprezzatissimo da Mastella per la sua fine satira.

    2) Grillo si è sputtanato con il suo V-day, e il suo movimento di “antipolitica” che fa della demagogia il suo asse portante. Comunque lo si prenda, però, non si può negare che abbia ragione (eh beh, bella forza…), e la campagna elettorale in corso è lì pronta a testimoniare lo sfascio dello stato, della giustizia, dell’economia, dei nostri diritti perpetrato ormai da anni da Craxi, Berlusconi e i loro tirapiedi (non ultimo, l’allegro Veltroni che si candida con un programma elettorale che sembra uscito da un comizio della Lega. Incredibile, cosa mi tocca vedere!).

    3) Il ritorcere la colpa alla vittima è prassi comune, in Italia. Ricordo ancora il caso di due ragazze straniere stuprate da due ragazzi conosciuti in stazione a Milano, allora l’opinione pubblica dava delle troie alle due ragazze, ree di essersi concesse a due sconosciuti. Mah.

  11. Nevvero

    No Gen, aspè, non correre.

    Io non difendevo “il mio amico Serra”: dopo aver letto l’articolo in questione, cercavo di esprimere qualche perplessità sull’analisi che ci hai proposto.

    Senza entrare nel merito della “conversione sulla via di Damasco” degli ex-rivoluzionari (storia vecchia, che coinvolge tutti quelli che vanno “dalla lotta al governo”), ti dico che Serra non ha avuto tutti i torti neppure citando Andreotti,
    del quale non elogia il “piglio di gomma” per tessere le lodi del gobbuto senatore, quanto piuttosto, per dimostrare che il valore del satirico non si misura dalla quantità di potenti che riesce a fare incazzare (quanto dal numero di cervelli che riesce a risvegliare. Ma quelli non fanno notizia perchè non si riesce a contarli).

    In sintesi: mi pare che Serra abbia scelto, per una volta, il ruolo del “critico sportivo” invece di quello dell’atleta, ribadendo un concetto che condivido al cento per cento: è inutile essere Daniele Luttazzi se non ti permettono di esprimerti, è inutile cercare di combattere contro i Mulini a Vento, provando ad abbatterli caricandoli lancia in resta.

    Meglio minare il terreno con mine di satira appuntita e intelligente: il resto del lavoro spetta al “popolo sovrano”. Che – ahimè – di quei mulini ha assunto le sembianze da un bel pezzo.

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