Run baby, run!

Fare il teodoforo di ‘sti tempi è dura. Davvero dura.

Commovente fino alle lacrime l’ipocrisia di queste manifestazioni. Finite le Olimpiadi torneranno tutti come pecore a comprare vestiti, utensili e altri oggetti made in China come niente fosse, riempiendo di oboli la grande nazione con gli occhi a mandorla che proseguirà imperterrita nella sua politica di sviluppo basato sullo schiavismo.

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10 thoughts on “Run baby, run!

  1. Mica c’è da stupirsi. Già i fiocchettini rossi in giro non si vedono più. Siamo animali da cortile, sotto sotto. Però non siamo cattivi. ;)

  2. Roano

    Il pr..

    ..oblema è a mio avviso che oggi diventa sempre più difficile per il consumatore individuare l’origine cinese dei prodotti che acquista.
    Vedi i pomodori in scatola, per i quali è obbligatorio scrivere il luogo di inscatolamento ma non l’origine della passata che potrebbe anche arrivare (come avviene) da altra nazione.
    Per i trapani invece non esiste il problema.
    Lo compri, si guasta….. e sai che è cinese.

  3. calippa

    Io ci ho provato, a non comprare cinese.
    Giuro che mi ci sono impegnata, e anche parecchio.
    Ma su qualsiasi accidente di bene di consumo, della natura più svariata, continuo a leggere Made in China, maremma sabotatrice.
    Oggi ho su una maglia di cotone Made in Bangladesh.
    Ma non ne vado comunque particolarmente orgogliosa, anche se dona alle tette.

  4. Sì —e mi riferisco a roano e alla Calyppa— ma infatti una protesta efficace non può partire dai piccoli, singoli consumatori come noi. Io troverei auspicabile, da una parte, una frangia consistente di ‘commercio etico’ che decida di non avvalersi di produzioni cinesi (e ne esistono e ne nascono anche in Italia di continuo, anche se per ora sono cattedrali nel deserto), e dall’altra un gruppo di consumatori che sono disposti a pagare qualche euro in più per un capo prodotto con una manodopera ‘più sana’ di quella cinese. Esistono già alcune iniziative simili su larga scala in Inghilterra e negli Stati Uniti.
    Ciò non ostante continuo a trovare assolutamente ipocrita una protesta come quella che si sta incaponendo contro la Cina in questi giorni; io non guarderò le Olimpiadi quest’anno non per protesta contro la Cina ma contro chi ha deciso di appaltare a Pechino l’organizzazione di questi Giochi, rendendosi complice di un ulteriore flusso di danaro verso un paese criminale.
    Anche se si boicottassero le Olimpiadi, l’introito che avrà quel paese dai Giochi è una percentuale risibile di quello che ottiene dal suo export. Export siamo noi (volenti o nolenti) a costituire assieme a tutti gli altri paesi dell’occidente.

  5. Purtroppo, e lo dico da ex-sopravvissuta-con-400-euri-al-mese, almeno in questo paese non si tratta di “qualche euro in più”. Ho dei ricordi molto nitidi del passaggio all’euro, e non credo di dire fesserie se affermo che quasi tutti i bravi commercianti ci hanno fatto la cresta. I piccoli consumatori sono stati messi con le spalle al muro, anzi alla muraglia.
    Non mi fa piacere comprare cinese, perché è roba che non dura molto. Ma ormai gli imprenditori investono lì, le fabbriche si spostano lì. E poi chiaramente tutto questo è redditizio. Abbiamo appena dimostrato di essere un paese in cui ciascuno pensa ai cazzi propri, ed è molto più conveniente continuare così: la gente spenderà meno (per un po’… anche i prezzi dei cinesi si stanno alzando), le industrie sfruttano i bambini, tutti ci guadagnano.
    Insomma, anche se in teoria appoggio molto di quanto dici, non credo che ne verremo fuori.

  6. Come ho scritto sopra le iniziative esistono già. Hanno cominciato con alcune sparutissime firme dell’alta moda e ora si stanno spostando pian piano per coprire trasversalmente tutte le categorie del commercio.
    Se si dà una possibilità a queste aziende, è possibile dare ossigeno a un mercato un po’ più etico.
    Io lo faccio.

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