The man who wasn’t there

C’è stato un tempo in cui —come tutti, credo— ero convinto che sarei riuscito in qualche maniera a lasciare qua o là un piccolo segno del mio passaggio che dicesse che avevo fatto qualcosa di buono per questo paese. Un modestissimo mattoncino con su il mio nome e niente più. Era l’epoca del «cambierò il mondo».
Poi ho dovuto ridimensionarmi, ché era sopraggiunta l’età della ragione. Le mie aspettative sono diventate «far sì che questo paese non mi cambiasse troppo» (o almeno più di quanto non era già stato in grado di fare). Era la ‘fase due’.

L’aver bigiato, per la prima volta nella mia carriera di buon cittadino, la chiamata alle urne ha premuto quel grilletto che ha fatto scattare la ‘fase tre’. Anche con la coscienza che il mio voto sarebbe andato a due partiti (uno alla Camera e uno al Senato) che non hanno superato lo sbarramento, ora come ora ho la ferma convinzione che ogni giorno di più passato in questo paese è un giorno dedicato alla collusione con un sistema socio-politico privo di coscienza, anche se lo si fa da elettori dell’opposizione o da astensionisti. Chiunque faccia parte di questo sistema ne è parte integrante, indipendentemente dal ruolo che vorrebbe assumere.
Non è più questione di cambiare il mondo, anzi no, di far sì che non ci cambi lui. 

Avete presente quel poster con su scritto «questo è il primo giorno della seconda parte della vostra vita»? [cit.]

(Strano: stamattina avrei scommesso danaro sonante che “l’Unità” e “il Manifesto” in edicola titolassero a tutta pagina «Che, ce l’avete un euro?»)

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s