“Iron Man”

«They say the best weapon is one you never have to fire.
I prefer the weapon you only need to fire once.
That’s how dad did it, that’s how America does it,
and it’s worked out pretty well so far»

Tony Stark/Iron Man

[***1/2]

“Iron Man” è il sogno americano di ogni ingegnere da questa parte dell’oceano.
Tony Stark/Robert Bowney jr. è un figaccione ricco da far spavento, appassionato di elettronica, meccanica e tecnologia in ogni sua applicazione contemporanea ed è pieno di donne da far girare la testa. Basterebbe notare che ha tutti i capelli dopo i venticinque anni per capire che non può essere un ingegnere, e che probabilmetne ha comprato la laurea.
Ma tutto questo si spiega tranquillamente posto per definizione che stiamo parlando di un film di fantascienza. 

Ferma restante la precedente considerazione, trovo che “Iron Man” possegga una qualità preziosissima ma rara negli innumerevoli comic movie che ad Hollywood impazzano e crescono come funghi da qualche anno a questa parte: non si prende troppo sul serio. Non so voi, ma a sentire certi dialoghi di “Spider Man” c’era da temere seriamente che volessero farti anche la morale, ed è quanto di più irritante e ulceroso io possa immaginare in un film del genere.
Sarà che Jon Favreau altri non è se non un serio professionista di Hollywood che fino a ieri s’è guadagnato la pagnotta con film dal sapore di commedia più o meno fantastici, ma tutto sommato con i piedi per terra e senza grilli per la testa, ma trovo che la mancanza di retorica e il non darsi troppo peso in un argomento come i supereroi di una volta (quelli duri e puri, quelli buoni al di là di ogni umanità, quelli che sanno sempre qual è la cosa giusta da fare) sia un approccio assolutamente onesto. La gallina dalle uova d’oro è un bene che non tutti posseggono; se proprio hai la fortuna di averne una tra le mani fa’ almeno la cortesia di non scannarla.

Constatato questo, il resto della pellicola fa bella mostra di sé e non lascia delusi.
Ci si fa quattro risate con Robert Downey jr. a cui tutto si può rimproverare, tranne che sia la persona giusta al momento giusto; involuto nella sua personalità e nella sua genialità, sicuro di sé, commediante e irriverente; lo specchio perfetto del personaggio di vecchia generazione che non deve avere ombre ma solo luci. Deve piacere sulla carta.
Non si può non rimanere sorpresi dagli effetti speciali di robottoni che se le danno di santa ragione su e già per la 34° Strada tirandosi addosso l’ultimo modello fiammante di SUV Audi e lasciando pochi edifici in piedi. Buttiamoci dentro anche brevi incursioni dei paesi della regione islamica, dove ci turiamo volentieri il naso trovando i soliti cammellieri col Kalashnikov in mano che smaniano dalla voglia di farsi ammazzare dal buono a stelle e strisce di turno.
Il tutto senza strafare, e lo dimostra il fatto che non si fa altro che passare dal campo al controcampo anche quando qualsiasi addetto agli effetti speciali avrebbe dato un braccio pur di ottenere una camera in soggettiva, una ripresa mozzafiato o uno strabordare di luci a tutto campo.

La trama? Beh, non c’è bisogno di lamentarsi: sarà almeno il cinquantesimo film che ci fanno. Un evento traumatico risveglia la coscienza del protagonista che devolve le sue energie e i propri spunti a favore di una lotta di civiltà moralmente elogiabile contro i cattivi, che sono improrogabilmente sempre più del previsto e che si riveleranno essere molto vicini al protagonista di quanto si sospettasse in principio. Fine del cliché; intrammezzare con cattivi affascinanti e pieni di estro, condire con sparatorie, bombe a mano, tric e trac e concludere con la bella di turno nel letto del buono.
Sipario, titoli di coda, speditemi a casa gli assegni per le royalties.

«E dove sta il bello?», potreste chiedermi.
Beh, come ho detto Jon Favreau non passa il guado né ci si ferma in mezzo. Ed è questa la scelta giusta su questo fiume.
Volevate il film d’azione. Eccovelo servito.
Vuole il diciotto politico e non se ne vergogna; autoironico, non compiaciuto e senza morale.
Il resto non è grasso che cola, è osso che strozza. 

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2 thoughts on ““Iron Man”

  1. Nevvero

    Assolutamente d’accordo con te nel dire che è un onesto fumettone che svolge egregiamente il suo compito di popcorn movie.

    Effetti speciali (finalmente) al servizio di una storia (che per una volta c’è e si fa seguire placidamente, senza troppe seghe mentali à la Ang lee).

    Mi è piaciuto moltissimo, savasandìr!

  2. Beh, però ha il fisico un po’ imbolsito dell’ingegnere, dovrai ammettere…

    *** MIND THE SPOILER ***

    Ma la bella di turno nel letto del buono ci finisce a inizio film, mica a conclusione…

    (ok, rompina se ne va :D)

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