Duck soupera

«Trovo che il cinema italiano debba essere affossato. Nelle condizioni in cui è va chiuso, va tolta lo spina. Lo Stato italiano deve smettere di finanziare i film perché non è giusto, perché è immorale, perché io vorrei che qualcuno mi spiegasse la differenza tra me, cineasta, ed un saggista, un musicista, uno scultore, un pittore. […] Il cinema non è forma d’arte. Il cinema è merce. Io vorrei che molti miei colleghi frequentassero non i festival ma i mercati come faccio io»

Renzo Martinelli, regista e produttore

…e non ho altro da dire su questa faccenda. [cit.]

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10 thoughts on “Duck soupera

  1. Ci potremmo passare le ooore sulle cose che lo stato italiano dovrebbe smettere di finanziare.

    (sul cinema che non è forma d’arte però non sono del tutto d’accordo)

  2. Nevvero

    Ehm… Cuder, non ho capito se sei assolutamente d’accordo o in totale disaccordo col Martinelli…

    (i cui film, tra l’altro, sono discrete fucilate nei coglioni)

    PS: c’è un refuso: la citazione corretta è “il MIO cinema non è una forma d’arte”,,,

  3. — Il cinema non è arte allo stato attuale delle cose (ho troncato un periodo in cui lo diceva chiaramente).

    — Sono in totale accordo con Martinelli. In generale (lo Stato *non* dovrebbe finanziare iniziative private con scopo di lucro) e in particolare (non deve a maggior ragione farlo nemmeno se sono immonde cataste di sterco come i film dei Vanzina della serie “Natale alle Seychelles” con la scusa che si finanzia ‘l’arte’).

  4. Bah, la questione è complicata. Da una parte sono sfavorevole ai finanziamenti statali, ma solo se questi devono essere indirizzati sempre e solo a quei polpettoni stucchevoli che oggi contraddistinguono la nostra produzione. E magari non raggiungono nemmeno le sale.
    Ho conosciuto un piccolo regista indipendente, tempo fa, sosteneva che sia praticamente impossibile ottenerne uno… se non conosci qualcuno. Mi ha spiegato anche un pò di robe più tecniche, ma non ricordo assolutamente nulla.
    Penso però che in linea teorica siano utili. In assenza di finanziamenti la vita sarebbe molto dura per chiunque avesse un buon progetto e le tasche vuote, qualcuno deve investire anche nell’arte e promuovere i talenti. Poi, bè, il discorso andrebbe esteso anche a musicisti, teatranti e altro. Perché no? Le figure dei mecenati sono scomparse, pure i poverelli han diritto a dir la loro, no? Ciao!

  5. Può anche dirlo chiaramente, ma per me il cinema resta almeno come concetto una espressione artistica come la musica.
    D’altra parte ribadisco che lo stato non dovrebbe finanziarti per produrre film (così come non credo che lo stato ti finanzi per scrivere un libro o dipingere un quadro), al più può promuovere delle rassegne, ma solo una volta che i film sono “usciti” dal circuito commerciale stretto.

  6. T

    la questione è trattata in maniera approssimativa da chi , facendo parte di quel mondo, si sente privato delle possibilità concesse malamente ad altri, e che preferisce strumentalemente che ne siano privati tutti al fine di restare tutti egualmente sullo stesso piano epurarando, per forza di cose, le indecenze cinematografiche o addirittura meno commerciali (il che sarebbe forse un danno anche per i suoi film meno premiati dal botteghino).

    Bisogna ricordare però, che dietro un prodotto cinematografico non c’è solo il regista e gli attori, ma le famiglie di attrezzisti, truccatori, costumisti, uffici vari.
    Personale che verrebbe epurato a seguito di un cambiamento nel reperimento delle risorse economiche.

    Dove è il giusto? a mio avviso il giusto è nell’assegnare responsabilmente risorse in base al progetto e non solo a chi lo presenta. un senso di repsonsabilità che dovrebbe scindersi dalla fantica faciloneria e dall’irresponsabile senso nepotistico dell’asegnazione.

    il giusto, in sostanza, è in una maturità che tarda socialmente a dilagare.

  7. Beh, il sistema di produzione e distribuzione cinematografici attuali non possono lasciar dubbi: un film è un investimento in danaro che comporta dei costi (che si sobbarca la produzione), degli introiti (i guadagni al botteghino e nell’home video che poi vanno agli stessi che hanno pucciato dentro su dinai) e quindi dei rischi imprenditoriali che intercorrono tra i primi e i secondi; niente di diverso da una qualunque azienda. Se lo Stato italiano finanzia il cinema, cioé la produzione di nuovi film, sta in primis finanziando un’azienda privata, e solo in seconda contribuendo a un cinema che —con rare e notevoli eccezioni che comunque non hanno bisogno di questi fondi— è di qualità pietosa.
    Il sistema di finanziamento privato (quella che è la produzione di un film) funziona, e vive e prospera ovunque in occidente anche senza sovvenzioni statali; quello che si tenta disperatamente di salvare è la qualità del cinema nostrano, che però versa in condizioni disastrose non per mancanza di fondi (li trovano i produttori per i film dei Vanzina!) ma perché i fondi sono cristallizzati sui soliti canali a ‘rischio zero’.

    Che i registi e gli sceneggiatori ‘con i numeri’ ci siano è indubbio: quarant’anni fa eravamo la punta di diamante e potevamo pavoneggiarci con nomi che anche oltreoceano (dove avevano fondi di tre unità di grandezza più grandi) ci invidiavano fino all’ulcera. Non credo che oggi i discepoli o i seguaci di questi talenti si siano estinti; semplicemente non hanno la possibilità di emergere per giocarsi le proprie carte.

    Per questo sostengo che il cinema italiano debba essere raso al suolo. Senza eccezioni. Dalle ceneri —dove saranno parimerito tutti quanti come possibilità economiche— si potranno risollevare anche i piccoli registi e sceneggiatori che adesso annaspano.
    Niente più e niente meno del vetusto paragone delle spighe di grano: le più alte non solo si beano prendendo per sé più sole, ma lasciano in ombra le spighe più basse non lasciando loro possibilità di crescita.

  8. T

    è comune in motli questo sentimento di radere al suolo, politica, cinema, giustizia ecc. ecc. per dare la possibilità di uan rinascita sana.
    lo trovo un ragionamento infantile a mio dire e cercherò di supportarne le ragioni con l’esempio che segue.
    mettiamo che la tua casa abbia una serie di problematiche strutturali. la tua decisione di raderla al suolo viene prima o dopo che ti hanno dato un progetto di ricostruzione? perchè da come dici nel tuo commento , prima si rade al suolo e poi si stabilisce come ricostruire.
    ma oltre a questa analisi, siamo sicuri che non ci sia nulla da salvare che potrebbe ritornare utile per ricostruire, non sò, i vetri delle finestre le manieglie delle porte?

    in sostanza, le ragioni del radere al suolo esistono solo nelle condizioni in cui si sà poi dove andare a mettere le mani per ricostruire, altriementi non ha senso .

    il nostro è un paese di caratidi che ci dicono che non valiamo neppure la suola delle loro scarpe durante la guerra, e noi assopiti da televisione, parenti, poca fiduzia nel voler abbandonare lo stagno pudrido nel quale le vecchie cariatidi sguazzano, restiamo immobili per non sporcarci quel poco di più che sopra la cinta.

  9. Beh, tanto per rimanere in tema col tuo paragone, se c’è un logoramento delle strutture portanti chiunque può dirti che l’edificio va demolito, non c’è alternativa.
    Io parlavo di minare appunto il sistema che governa la produzione e la messa in circolo dei film in Italia. Se si distrugge *questo cinema* si dà la possibilità di spuntare e fiorire a un ‘contro-cinema’ che è quello dei vari Martinelli, Giordana e Garrone (tanto per citarne alcuni). Tutta gente che oggi deve sputare sangue per vedersi produrre un film.
    Demolire la struttura («staccare la spina», tanto per tornare alla metafora sorgente) significa rompere il giocattolo perverso, e lasciare che il naturale talento faccia il proprio corso. O almeno che ci provi.

    Non si demolisce quello che di buono c’è ed è stato fatto: si azzera la ‘disparità sociale’ che regna nell’ambiente.

  10. T

    bhè allora seguendo il senso della tua aultima frase , si fa un buon uso della sovvenzione ma non la si distrugge.
    la distaprità delle sovvenzioni è figlia di quel nepotismo e gioco all’arraffo a tutti i costi anche quando non necessario che fa partè della nostra società. (se vuoi, puoi considerarlo come una espressione del plus valore, di quel non neccesssario chenon serve, ma che si toglie agli altri perchè “non si sa mai..”)

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