…and it stoned me…

Non si arresta l’ondata di commenti sull’affermazione di Berlusconi che ha definito davanti alla stampa e al premier russo «abbronzato» il neoeletto presidente degli Stati Uniti. Il premier incalza e sostiene di essere circondato da una massa di «coglioni» e «imbecilli» che non comprendono quanto la sua fosse una «carineria» nei confronti di mr Obama.
Nel frattempo il sito del “New York Times” conta 51 pagine di commenti di cittadini italiani che si vogliono personalmente scusare con il neoeletto presidente per le parole del proprio premier. 

«I punti di contatto tra i miei programmi di governo e quelli di Obama sono evidenti», incalza.
Speriamo che i microfoni si spengano prima che Berlusconi si vanti di avere altro in comune coi neri.

(È imbarazzante come non ci siamo accorti di essere l’unico paese in Europa la cui stampa ha quasi unanimamente dato più importanza al fatto che il neo-presidente sia un nero — mulatto, a voler essere precisi— mentre la vera rivoluzione, l’alba di una nuova politca americana e mondiale è nel programma e nel talento di quest’uomo, che voltano le spalle a tutto ciò che è avvenuto nelle camere di potere da Regan a oggi, eccezion fatta per Bill Clinton. Ma una cosa del genere, dei provincialotti incalliti come gli Italiani non la capiranno mai)

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29 thoughts on “…and it stoned me…

  1. Nevvero

    Tristezza. Il Berlusca non è che un vecchietto annoiato.
    In fin dei conti ha ottenuto le leggi che gli servivano, due lire ce l’ha, deve solo aspettare la Nera Signora.

    Il mondo è il suo palcoscenico, le telecamere sono tutte su di lui. Può dire tutto e il contrario di tutto, tanto i giornalisti li paga lui.

    E sto seguendo con grandissima attenzione tutti gli step del suo salto mortale, la vera Grande Opera: convincere il mondo che non ha mai sostenuto Bush (fino a due mesi fa inciampava ai suoi piedi per “il troppo amore”) e che è uguale a Obama.

    Se ci riesce, è meglio di Houdinì.

  2. Avrà anche un programma rivoluzionario e un talento fuori dal comune, tuttavia è innegabile l’effetto enorme – per tacer della portata storica – che fa l’avere un negro, o comunque un mulatto, alla guida del Paese leader dell’occidente.
    Io peraltro resto perplesso dell’alone messianico che lo circonda, e di certi modi chiesastici da predicatori dei suoi discorsi.

    (ReAgan vuole la “a” prima della gi, mi raccomando!)

  3. sinuhe

    il fatto che non sia negro forse è anche più significativo.
    in fin dei conti poteva rimanere più difficile per la comunità afro americana identificarsi con lui: il primo non bianco alla casa bianca un mulatto invece che un nero!!!

    ( per quanto si, tutta la sua carriera è stata quella di un outsider )

    in qualche modo evidenzia il fatto che tutto sommato il fattore razziale ( così temuto dai sondaggisti apocalittici nostrani e non ) non era poi così importanti pure per quei fanciulloni degli americani. e di converso evidenzia anche la vetustà del nostro sistema politico.

    p.s.: scusa Nev, ma da quando la trota ha intenzione di frequentare il nano? sta programmando un attentato o vuole fare il ribaltone pure lei?

  4. @ kobayashi — La tua prospettiva è complementare e opposta alla mia: secondo me —chiosando la tua frase— sarà anche che l’effetto di avere un mulatto alla guida del Paese leader dell’occidente, ma è soprattutto che ha un programma rivoluzionario e un talento fuori dal comune; e questo è ciò che io attribuisco al termine «storico» riguardo alla vittoria di Obama. Forse perché c’è una visione ancora poco panoramica di cosa è stata la gestione repubblicana degli ultimi due decenni, e di quello che è l’investimento a lunga e lunghissima scadenza di Obama e di tutti i democratici che hanno creduto —di ripiego o per principio— in lui.
    Il fatto che poi abbia il manto del messia viene dal fascino che emana —in ogni senso— dall’alto e dalle aspettative di cui è stato investito dal basso. Condivisibile o meno che sia.

  5. sinuhe

    a parte che la gestione repubblicana ultima si riferisce a due manda(n)ti o al massimo a un decennio…

    ma credi proprio che gli aspetti rivoluzionari del suo programma e della sua immagine ( *abbronzata* per dirla con understatement ) siano scindibili e non interdipendenti?

  6. No, non è che li credo interdipendenti. È che credo sia più importante avere una cambio di rotta portato dalla mano di una persona di talento e dalla mentalità vincente come il nuovo primo cittadino degli USA. Obama ha voltato le spalle a molti afroamericani della classe media che volevano una politica conservatrice da parte di un candidato di colore vicino a quelle che un tempo erano le minoranze etniche, ma che ora sono delle realtà vere e proprie sia in termini di numeri che di importanza.
    Come dicevo nel blog, quando parlavo dei passati due decenni dal sapore repubblicano, alludevo a quelle che sono state le riforme in ambito finanziario e socio-politico fin dai tempi di Reagan. Clinton ha introdotto prosperità e ha corretto il tiro verso una ridivisione più proporzionata della ricchezza, ma non ha spezzato il ciclo già innescato di liberismo sfrenato per le banche d’affari e i grandi manipolatori di danaro come quelli che sono entrati in crisi a settembre trascinando con sé nel declino anche l’economia cosiddetta «reale» e globale. Bush padre prima e Bush figlio dopo hanno semplicemente continuato a tirare fino a fondo corsa una visione piramidale della politica economica in America: la famosa metafora dei vasi impilati a cono, secondo la quale quando l’acqua riempiva fino a far trabordare il primo in alto, questa poi colava a riempire quelli sotto e via via quelli più numerosi e piccoli alla base della struttura.
    Ma così non è stato. Il paragone non regge e i vasi più grandi si sono accaparrati anche l’acqua che doveva colare a quelli più sotto raggirando il sistema trovando altri vasi con cui spartirsi anche le gocce che potevano cadere più in basso.
    Il motto sulla pressione fiscale di Obama non è stato «meno tasse per tutti», come qui da noi per Berlusconi prima e Veltroni dopo. Perché qualunque idiota —tranne noi— capisce che se tagli le tasse per qualche categoria sociale, i soldi da qualche parte li devi far entrare. Obama ha sempre sostenuto che era sua intenzione reintrodurre, oltre che controlli e limitazioni per i grandi movimentatori di danaro, anche una pressione fiscale maggiore, con lo scopo di alleggerire il carico sulle spalle dei piccoli contribuenti che a volte non avevano nemmeno la possibilità di pagarsi l’assicurazione sanitaria, e le piccole imprese che non avevano molte chances di ingrandirsi e di creare maggiore ricchezza per sé e per i propri collaboratori (vedasi la pagliacciata di Joe l’Idraulico: un boomerang per McCain).

    Credo che la questione razziale sia stata esagerata negli exit polls prima, quando non si riconosceva a Obama la possibilità dell’imminente successo che poi ha avuto, proprio come è esagerata adesso quando lo si incorona come primus inter pares delle minoranze etniche. Lo ha detto chiaro e tondo nel discorso dopo le proiezioni che oramai lo riconoscevano come vincitore: «non siamo una collezione di individui diversi: siamo gli Stati Uniti d’America».
    Non è (tanto) la vittoria di un «non-bianco» alla carica di uomo più potente del mondo; anni e anni fa gli USA hanno eletto fino un presidente cattolico che poi è stato anche uno dei più amati e adorati anche dai non Democratici. Forse a noi dice poco, ma era una minoranza anche quella.
    È la vittoria di un uomo di origine umilissime che ha avto i soldi per la campagna elettorale fin dalle vecchie donne di colore dei ghetti che donavano 5$ a botta perché vedevano un uomo di talento, è la vittoria di un uomo che ha mandato in giro per il countryside i propri uomini per capire che cosa volevano le persone che erano insoddisfatte della propria condizione.

  7. sinuhe

    azz… spera che non lo veda rocco il commento fiume!

    comunque, a parte il fatto che bisogna intendersi su cosa significa *spezzare il ciclo del liberismo*, perchè non so se basterà fare una politica fiscale diversa per innescare un processo di ridistribuzione della ricchezza…

    … intendevo dire solo che tutto sommato fin’ora ha fatto delle promesse, e in questo senso la sua immagine diversa ha un valore di rottura più che altro simbolico. tra l’altro essendo così giovane è difficile anche basarsi sulla sua carriera precedente.

    che non è affatto negativo, intendiamoci.
    alla fine è in parte vero quello che dice Koba, la sua forza ( almeno finora, spero e credo non solo ) è quella di aver saputo/potuto incarnare un simbolo di cambiamento.
    anche per il colore della pelle…

    ( su tutto quello che sproloquiavi a proposito di liberismo, je concorde! )

  8. Beh, senza dubbio non basterà la politica fiscale, infatti non è la sola ad essere in programma. Citavo una cosa fra le tante; credo la principe.
    Che poi si stia parlando di promesse e non (ancora) di fatti, è chiaro come la luce del sole. Vedremo se ci sarà seguito alle parole prese.
    Per il momento, almeno in quello che s’è impegnato a fare per la formazione dell’esecutivo e le priorità cui mettere mano, ha mantenuto coerente la linea.

  9. rocco

    scusatemi , ho letto un po’ di fretta i dotti scambi. ma qualcun mi spiega cosa ci sarebbe di così ‘rivoluzionario’ nel programma del senatore Obama?

  10. Da dove preferisci che cominci, dall’intenzione di estendere l’assicurazione sanitaria? Oppure dalle riforme per un maggiore controllo e una maggiore tassazione per le banche di borsa e i grandi colossi finanziari?

  11. DDT

    Come ti ho detto direttamente, qui nessuno ha gradito la sparata di Berlusconi.
    E, a differenza di quanto fatto dalla stampa italiana, tutti sanno chi è Gasparri e cos’ha detto su Obama.
    E a nessuno è piaciuto.

  12. rocco

    Non credo, caro Generale, che il programma di Obama sia davvero rivoluzionario.

    Inanto, non prevede l’assistenza sanitaria universale e gratuita così come la intendiamo noi in Europa (che neanche riusciamo a concepire uno stato così menefreghista verso suoi cittadini meno abbienti come quello federale americano).

    E poi direi che soprattutto tenda a smantellare quante più possibile fra le tante delinquentate introdotte da Bush e la sua cricca – quello sì, davvero, un governo rivoluzionario, nel senso di eversivo della legalità costituzionale oltre che della giustizia sociale e fiscale. Otto anni che anno portato gli USA alla bancarotta finanziaria e, peggio ancora, etica.

    Con questo, non critico certo Obama,anzi! Se lui dimostrasse di sapere essere oggi, mutatis mutandis, un novello FDR, credo che gli USA e il mondo intero potrebbero essergli grati. Non ci resta che aurarglielo, augurarcelo, e sperare.

  13. Cléo

    Hey Gen, celebro la mia visita inaugurale sul tuo blog reagendo all’assersione che l’Italia sarebbe “l’unico paese in Europa la cui stampa ha quasi unanimamente dato più importanza al fatto che il neo-presidente sia un nero” …. na na, c’è la Francia.

    In Francia chilometri di carta sono stati stampati sul tema “Waoo, ce l’hanno fatto a elire un nero, questi cari vecchi segregrazioni”, e le sue variazioni, tra cui “Alla fine non siamo così superiori a loro, perchè un Obama francese non c’è” (sic).

    Mi ha personalmente datto molto fastidio, perchè, a parte il fatto che secondo me, in un mondo dove il razzismo non c’è più, non si parla del colore della pelle del candidato perchè non se frega minimamente, questa storia, per quanto riguarda la Francia, è l’albero che nasconde il bosco.

    Ok, Obama sarà nero ma non è mica cresciuto nel ghetto, a fatto Harvard (più o meno $47,215 l’anno) e, anche se per via delle sue coraggiose scelte professionali non ha ingranato così tanto come avrebbe potuto, non entra per niente nella categoria degli “economically challenged”.

    Puntare sul suo colore di pelle è solo un modo di non fare le domande giuste, cioè che soluzioni le nostre communità nazionali propongono a coloro che, nonostante non hanno li capitali economico, culturale e relazionale necessari per far parte dell’élite, ne hanno il talento e la determinazione.

    Sempre in Francia, e’ successo più o meno lo stesso al momento della nominazione di Rama Yade come Segretaria di Stato. Yade è una giovanissima donna, ed è nera: tutti hanno urlato al miracolo. Però il padre della Yade è un diplomatico senegalese (e il Senegal il centro nevralgico della Françafrique), lei ha fatto le migliore scuole ed ha ricevuto la stessa formazione di una Segolène Royal (e infatti è di destra come lei, eheh). Dov’è la prova che il c.d. “ascensore sociale” abbia funzionato? Se si volesse essere coerente, si complimentarebbe il percorso di Xavier Bertrand, sindaco di una piccola città di provincia, figlio di operai, sbarcato a Parigi senza una conoscenza e ormai uno degli più potenti tra la guarda sarkozysta. Ah ma lui è bianco, scusa.

    Il mio piacere che fosse stato eletto Obama a parte, temo che in Europa questa vittoria divenga un modo di dire alle nostre proprie minorità: “se ce l’ha fatta B.O., ce la puoi fare anche tu. Vai a lavorare, vai”, quando bisognarebbe affrontare il problema del rinnovamento delle élite. La storia coloniale dell’Europa fa che oggi il nuovo proletariato corrispondi quasi perfettamente agli immigrati di prima, seconda o terza generazione (a proposito, la famiglia del mio padre è francese da tre generazioni e nessuno non mi ha mai chiamata figlia di immigrati, stranamente); il colore è solo un pretesto però.

    Ugh!

  14. Cougar

    Generale, vorrei dare trentacinque stelline al commento della signorina Cléo, uno dei più interessanti che abbia fin’ora letto su questo argomento.

    :)

  15. sinuhe

    e io gliene do 36!
    anche perchè l’italiano scritto così diventa molto più charmant.

    e comunque almeno il primato del provincialismo, parbleu, lasciatecelo!!!

  16. rocco

    una precisazione per Miss Cléo: Obama è stato cresciuto fra molte difficoltà economiche da una madre single (mollata praticamente subito dal padre di Obama) e da annessa nonna. magari non è cresciuto nel ghetto del profondo Bronx, ma certamente non ha navigato negli agi.

    se ha studiato in universià prestigiose, è stato solo grazie alle borse di studio assegnategli per la sua bravura – è sempre, o quasi sempre, stato il migliore dei suoi anni accademici.

    (McCain sì viene da una famiglia estremamente facoltosa. e questo è stato uno dei molti punti di distinzione fra i due)

  17. @ Cléo — Ok, mi correggo: «l’unico paese degno di nota in cui bla bla bla…» :D
    Facezie a parte sono d’accordissimo col tuo commento.

    @ rocco — Mai parlato di assistenza sanitaria gratuita o per tutti; sappiamo bene o male tutti come funziona di là dall’Oceano la sanità. Solo che —citando le parole di Obama stesso— «è indecente che decine di milioni di americani non abbiano copertura assicurativa», cosa che è nel suo programma cercare di arginare anche riorganizzando i bilanci federali.
    Se —almeno negli intenti— non è una rivoluzione questa…

    E comunque, tornando a bomba, ora come ora non mi preoccuperei più di tanto dei millantati paragoni. Vladimir Luxuria ieri ha vinto l’ultima edizione de “l’Isola dei Famosi”, e c’è già chi grida all’«Obama italiano», chiedendo che sia candidata —a scelta— come leader del PRC, del PD, o alle elezioni europee.
    Non c’è davvero niente da fare: continuano a pensare che sia una rivolta degli emarginati e dei ‘diversi’, quella che sta tenendo banco nella politica internazionale…

  18. rocco

    ma sai Cooder, questa cazzata di Luxuria-Obama-italiano l’ha sparata Paolo Ferrero di Rifondazione Comunista – non so se hai presente il tipo ( per non parlare del partito…..)

  19. sinuhe

    e poi la cazzata Obama – Luxuria è vecchia.
    è già stata superata dal paragone Carfagna – Obama che il ministro delle PO ha – bontà sua – tirato fuori dal cilindro alle invasioni barbariche…

    ( giuro che se non l’avessi visto non ci crederei!!! )

  20. Cougar

    Generale, vorrei dare trentacinque stelline al commento della signorina Cléo, uno dei più interessanti che abbia fin’ora letto su questo argomento.

    E sicuramente molto più interessante di tutti quelli che posta il generale…

    (Non per niente Cleo è Marta, la gallina di lupo Alberto!)

  21. Cléo aka Marta

    @ Rocco: hai ragione, grazie per queste precisioni. Cercavo da dire – maldestramente ^.^ – che, anche se ce l’ha fatta grazie al suo proprio lavoro e non ai soldi della sua famiglia – insomma, avrà ricevuto un’educazione che comunque l’avrà aiutato (lo so che sono fissata con queste storie di capitale culturale, vado a fare penitenza).

    @ Sinuhe: in realtà l’Italiano lo scrivo benissimo, faccio gli errori apposta per essere carina.

    @ Koba: cot cot cot codeeeeeec!

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