“Quantum of Solace”

immpg1Camille: «You lost somebody?»
James Bond: «I did»
Camille: «You catch who ever did it?» 
James Bond: «No, not yet»
Camille: «Tell me when you do,
I’d like to know how it feels…»

[***1/2]

A tutti quelli che sostengono che James Bond è Sean Connery, a tutti quelli che pensano che James Bond debba scoparsi metodicamente ogni donna che gli si para davanti per il gusto esteta dell’uomo senza anima, a tutti quelli che pensano che James Bond non abbia un cuore nella cassa toracica, ma una relescrivente che batte solo sopracciglia che si inarcano, ventate di gelo in pellet di intelligenza e freddure d’oltremanica, Paul Haggis tiene una lezione di sceneggiatura. E a tutti quelli che pensano di sapere che cos’è un film d’azione, che cosa sono le scene d’inseguimento, che cosa sono le riprese complicate, e cosa significa una dinamica che inculca sensazioni a tamburo battente nello spettatore, un tizio di nome Mark Forster senza batter ciglio dà una lezione di cinema che è una palla da cannone sparata ad altezza uomo.

Se ci avessero detto che un Bond poteva innamorarsi di una delle sue ninfe da talamo, non ci avremmo mai creduto. Se ci avessero detto che avrebbe anteposto la propria vendetta —e quindi la propria umanità, la propria debolezza, la propria interiorità— al proprio aplomb e alla propria fedeltà alla corona, non ci avremmo mai creduto. Eppure è così, e si è contestato tutto fuorché questo.

Potremmo dire peste e corna sul fatto che la spia che ha fatto la storia delle spie fosse meglio nel gessato sessantinesco di Connery, nei primi piani stucchevoli di Brosnan, o in qualsiasi altro degli interpreti ad interim. Quello che non possiamo negare è che il nuovo Bond non segue la strada di nessuno: ne apre una nuova e ne percorre lo sterrato con la stessa foga e la stessa bramosia con cui si fa inseguire dai cattivi di ronda nella scena d’apertura. E l’inquadratura della bellezza desnuda, stesa morta nella stanza d’albergo di Bond, mostra che questo nuovo capitolo non ha paura di girarsi indietro e strizzare l’occhio, quasi con un disincantato revisionismo al passato. Come un’espressione serena sul ricordo di una ex oramai finalmente dimenticata.
Non si rinnega niente, non si butta niente se non ciò che ha fatto il suo tempo. Per superarsi, e per non diventare inumano, quindi non cinematografico.

Se si poteva far qualcosa per portare JB nel ventunesimo secolo (o nel nuovo millennio, se vogliamo essere iperbolici), questo film riesce a farlo e con risultati sopra le aspettative. E di questo c’è da rendergliene merito al di là di poche altre scelte discutibili. 

Perché il cinema, come tutte le altre forme d’arte, se si fossilizza e s’incamera diventando contenitore e non più contenuto è perduto.

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6 thoughts on ““Quantum of Solace”

  1. Ma no… che ironia e sarcasmo tra le righe…
    Fa sempre piacere vedere un film dato in pasto come l’ennesimo capitolo di una serie e che molti pronosticano essere un polpettone spionaggistico, e poi scoprire che è un gran bel vedere sotto molti punti di vista.

  2. rocco

    Be’, in effetti le scene di inseguimento sono girate davvero bene (per altro occuperano almeno i 3/4 del cosiddetto film…), le robe di stuntmen, effetti speciali ecc sono anch’esse di un certo pregio, Camille è figa da far paura, Giannini nei suoi 5 minuti è bravo, e c’è pure una citazioncella (o almeno così mi è sembrata) della donna tutta d’oro (viva nella finzione e morta nella realtà) qui attualizzata nella donna tutta petrolio-bitume o sa dio cosa (morta nella finzione e , buon per lei, sopravvissuta a tanto nulla).

    Ma lui è un pesce surgelato mono-espressione, la storia semplicemente non esiste, e questo nuovo 007 è diventato, al più, un killer spietato – sai che emozione!

    Ergo, serberei le parole ‘film’ e ‘cinema’ per occasioni migliori.

    Saluti.

  3. Boriosissimo! :D
    No, io l’ho trovato tutt’altro che pesce surgelato, e ho trovato tutt’altro che fini a se stesse le scene d’azione che tu dici occupano tre quarti del film. A me sembra che il Bond di Craig (come interpretazione e regia) stia al passo nella proporzione con quello che era il James Bond di Connery più di quarant’anni fa.
    E trovo la storia tutt’altro che banale, pur constatando che è un gradino sotto a quella del recedente episodio.

  4. Nevvero

    Sono d’accordo sul fatto che Daniel Craig sia il miglior Doppiozero, ma sono succube di Casinò Royale, che mi ha sorpreso in positivo.

    Uhm. Mi hai incuriosito: andrò al cine e ti dirò.

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