Guess who’s coming to dinner

picture-1Vediamo se ho capito bene.

Prendiamo una società per azioni che detiene il 53% della quota di mercato dei voli nazionali italiani, e che comprende —oltre alla famosa compagnia di trasporto aereo internazionale— anche una sezione cargo, una express, una servizi e la “Volare Airlines” per un totale di 172 aeromobili più quelli di “Volare Airlines”; un capitale sociale di oltre un miliardo e duecento milioni di euro, partecipazioni in altre società di medio-alto livello nel panorama dei trasporti aerei italiani, e che nel 2007 ha avuto 4,8 miliardi di euro di ricavi operativi.
Prendiamo questa società dai mille e più beni strumentali, dicevamo, e con una storia decennale alle spalle, che ha però da vent’anni un indebitamento catastrofico che strafora la metà del suo valore, una situazione finanziaria da pelle d’oca, un’amministrazione totalmente incapace anche solo di reggere la concorrenza delle più sgangherate compagnie neonate italiane, e decidiamo che per questa società va fatto qualcosa (visto che è quasi per il 50% della Repubblica Italiana).

Da bravi pirla, la mettiamo nelle mani di un tizio condannato a quattro anni e un mese di reclusione per bancarotta fraudolenta in merito alle vicende del crac della ItalCase nel 2006, il quale fonda appositamente un’altra società che andrà a inglobare la prima. Per facilitargli il compito poi, ci accolliamo tutti i debiti che la società integranda ha contratto per anni con banche e altre finanziarie per continuare a sopravvivere e che l’ha portata al commissariamento per insolvenza, patteggiamo con i sindacati un esubero a tutt’oggi di tremila e duecento tra personale di volo e personale tecnico, sborsiamo di tasca nostra il capitale per lo startup d’azienda, patteggiamo con i fornitori di carburante e con l’ENAC delle condizioni vantaggiosissime per continuare la fornitura di materia prima e la continuità di servizi, e poi mandiamo allo sbaraglio il suddetto apprendista stregone.

Come a dire che la regione mi ha dato il fondo perduto per l’anticipo di una casa di proprietà; poi mi padre mi ha lasciato i soldi per comprare la casa senza fare un mutuo; uno zio ricco s’è offerto di regalarmi il restauro di un paio di stanze e l’arredamento; gli amici mi hanno prestato aiuto per traslocare; mia madre mi ha promesso che viene a prepararmi da mangiare mattina, mezzogiorno e sera, e mia zia ha detto che se gli porto le camicie, lei me le strira.
E quando finalmente entro in casa, sospiro: «Finalmente ce l’ho fatta!».

Bello essere imprenditori così, vero?

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One thought on “Guess who’s coming to dinner

  1. sinuhe

    meno che non gli è venuto in mente, ai capitani coraggiosi dell’industria italiana, di chiedere anche una fetta di :moon: tagliata fina vicina all’osso e senza grasso…

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