You ain’t nothing but a hound dog

picture-12Quando nacqui, i miei genitori avevano un meraviglioso setter irlandese di nome Giulì; è il bellissimo segugio color cannella della foto a fianco. Non ho suoi ricordi perché morì quando ancora ero piccolo, ma un giorno chiesi a mio padre se in famiglia c’era stato un altro cane prima di Giulì.
Mi sorprese la sua risposta; lui non è affatto tipo da concedersi tanto facilmente all’affetto di un animale. Mi disse che ne aveva un altro, e che era anche quello un cane bellissimo. Non mi ricordo né come si chiamava né di tutto quello che mi disse prima, perché a un bel momento mi raccontò che il cane era affetto da una brutta malattia che lo rendeva storpio e che lo fece soffrire fino alla fine dei suoi giorni.
Mi ricordo molto nitidamente di quando mio padre mi raccontò di quell’episodio, avevo dieci anni, e mi stava portando a casa da scuola; abitavamo in via Cenisio, e in quel momento stavamo passando di fronte al gigantesco concessionario che faceva angolo con piazza Caneva, poco prima di imboccare il portone di casa. Mi raccontò che forse si trattava di un tumore all’intestino che aveva seminato metastasi ovunque; la povera bestia non riusciva più a camminare e lasciava andare di tanto in tanto solo qualche sommesso guaito che non poteva non tradire il suo dolore immenso. Negli ultimi giorni pare non si alzasse più nemmeno per mangiare o bere, e a stento riconosceva i suoi padroni.
E così mi disse che lo fece sopprimere. Lo portò da un veterinario che lo uccise con una piccola iniezione che lo lasciò addormentato per sempre.
Di primo acchito rimasi sconcertato. Come si poteva uccidere un essere al quale si voleva così bene, anche se si tratta di un animale? E mio padre mi spiegò che non c’era più nulla da fare, e che tutto il bene che poteva volergli, tutto l’affetto che aveva nutrito per lui da quando l’aveva portato a casa, allevandolo e giocandoci per anni, l’aveva manifestato liberandolo dal suo dolore, vincendo il proprio egoismo che voleva ostinatamente tenerlo con sé anche in quelle condizioni miserabili, e vincendo anche la vigliaccheria di non volersi assumere la responsabilità di un gesto così grande. Mi disse che fu una scelta difficile, ma che umanamente e razionalmente avrebbe fatto la stessa identica cosa anche per un essere umano, soprattutto se fosse stato un suo caro.

Credo che l’accanimento feroce con cui ognuno, in questo paese, si sta ostinando a dire la sua sul caso di Eluana Englaro abbia portato la faccenda verso una china orrenda. Non riesco nemmeno alla lontana a immaginare il dolore dei familiari di questa ragazza, ma nutro un disprezzo profondo per la stampa e per un esecutivo di governo che non riescono ad accettare la riservatezza e la delicatezza che spettano a delle scelte così difficili ma nonostante tutto obbligate come quelle di chi deve occuparsi degli ultimi giorni di questo corpo senza più un’anima.
Mi auguro solo che un giorno questo paese possa sperimentare l’ebbrezza e la sobrietà di un’educazione civica e di una civiltà veramente degne di questo nome.

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2 thoughts on “You ain’t nothing but a hound dog

  1. calippa

    “Mi auguro solo che un giorno questo paese possa sperimentare l’ebbrezza e la sobrietà di un’educazione civica e di una civiltà veramente degne di questo nome ”

    … ma noi non ci saremo [cit.]

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