“Seven Pounds”

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Dolor ‘e culu, direbbero da queste parti.
È provare a vedere un regista italiano molto mediocre che usa degli attori, delle scenografie e una forma visiva (usata male) di cinema americano per riprodurre delle morali e dei concetti che trasudano buonismo e cattolicesimo da tutte le parti. Redenzione, senso di colpa ed espiazione come le si insegna a catechismo.
Lasciando il pubblico e la critica americani attoniti di fronte a una storia melensa, finto-struggente e retorica fino all’urticante, oltre che prevedibile.
Praticamente cinema italiano di bassissima qualità, finanziato con i soldi delle majors americane.
Incomprensibile. 

Uno dei film più sopravvalutati e deludenti degli ultimi anni.

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5 thoughts on ““Seven Pounds”

  1. Questo “Seven Puonds” non l’ho visto, mentre la “ricerca della felicità” sì. E se ricordo bene quest’ultimo mi era piaciuto..solo non mi ricordo perché. Tuttavia ieri su canale5 hanno mandato un filmTV dove c’era lo zampino di Muccino, e credo proprio che sia stato per colpa del suddetto zampino che mia madre (di solito dorme e non parla quando guarda i film) si è sentita in dovere di esprimersi così: “Che p***e!”, ha detto.
    Ciao Ry Cooder

  2. Santa donna tua madre! :D

    (L’altra sera è stato intervistato al TG1, in occasione dell’uscita di questo film: s’è messo a far fuoco ad altezza uomo con un polpettone di discorso infarcito di paroloni con un accento venuto fuori da film di Verdone. Non si capiva se stava facendo la caricatura di se stesso oppure se era serio…)

  3. Nevvero

    Due parole sole. CHE PALLE!

    All’uscita dal cine, la mia amica (la quale voleva vedere “Lasciami entrare”, film che ho liquidato con un “non guardo le cagate stile Twilight, andiamo a vedere questo”) ha provato a crocifiggermi nella hall dell’Odeon.

    Tristissimo accorgersi che il pubblico si “sforzava di farselo piacere”, ridendo a crepapelle su quelle 2 o 3 gag insignificanti buttate lì a cazzo di cane, o provando a commuoversi per l’insulso, melenso, retorico finale.

    (due stelle so’ troppe)

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