“Valkyrie”

2890049665_bbf0c2a129[***]

Quello di Brian Singer è un cinema freddo e istericamente votato al dipolo bene/male come monolite privo di sfumature, introspezione o incertezza umana, ma secondo lui fonte di vita eterna per storie avulse dal realismo e incatenate al fiabesco. Non c’è in lui la minima defiance nella corsa all’acqua calda con una ricerca dell’uomo come surrogato non dotato di superpoteri degli X-Men, o di Clark Kent che non può diventare Superman; l’uomo è un meccanismo a orologeria che scatta e fa scattare il prossimo suo innescando una serie coordinata di meccanismi a catena incrociati. Non c’è elasticità, non c’è sbavatura: l’attore per Synger è contenitore di azioni.
Dopo aver promesso Tom Cruise come testa di ponte per il cast, dopo aver consegnato alla storia un Kenneth Branagh ingrassato e tronfio come Maradona anni dopo la sua iperbole nel Napoli, dopo aver bombardato di tensione, campi e controcampi, piani banali esposti come bestie in uno zoo e attori legati alla cuccia con doppio filo cortissimo, si scopre che del film non c’è molto altro. O meglio: non c’è l’aspetto che si istiga a desiderare —quello umano— e che si tradisce con doppia colpevolezza nel negare. A titolo di decadente gioco, Singer sollazza a contornare il protagonista di attori capaci, relegandoli al ruolo di collante tra un’impennata di tensione e un’altra, tra uno sguardo perso e un dialogo strozzato, dimenticando completamente l’aspetto ‘cinema’ e votandosi a punto di crocevia tra la narrazione documentaristica e il serial televisivo.

Quello che sembra rimanere in gola dopo aver visto il film è la sensazione che di tutta questa storia siano state messe su schermo solo la forma e la dinamica, e che il colore, il suono e il cuore siano rimasti ben lontani dalla macchina da presa, lasciandoci nell’incapacità di sentirsi coinvolti come l’occasione chiederebbe.

Malice in wonderland

[…] Immaginate la stessa vicenda [la condanna dell’avvocato David Mills, ndr] in un altro paese, dove il Capo di Governo fosse coinvolto in una gigantesca truffa per corruzione. Non potrebbe neanche uscire dal tribunale a causa dei microfoni e degli obiettivi delle telecamere.

Ma non in Italia. Lì la maggioranza degli italiani è silenziosamente rassegnata a vedere il loro Presidente muoversi fuori dai confini della legalità; una bufera ogni tanto mostra solo che è un essere umano. È persino una caratteristica della sua personalità eccentrica, sostengono alcuni. […]

[via BBC.co.uk]

‘Su cuaddu’ scopre la luna

a_hero_on_his_horse_semi_abstract1«Come accade, ditemi,
che io, il più erudito degli avvocati,
che conoscevo Blackstone e Coke
quasi a memoria, che feci il più gran discorso
che il tribunale avesse mai udito, e scrissi
un esposto che meritò l’elogio del pretore Breese –
come accadde, ditemi,
che io giaccio qui, dimenticato, ignoto,
mentre Chase Henry, l’ubriacone in città,
ha un cippo di marmo, sormontato da un’urna,
su cui la Natura in un capriccio d’ironia
ha seminato un cespo in fiore?»

Edgar Lee Masters, “Il giudice Somers”

Stat vis pristina nomen

picture-1

Con buona pace dei centrocampisti del manganello, puristi dell’italico sangue e figli della lupa che  «le nostre donne ce le vogliamo stuprare noi», vedete poco a sinistra il contatore orario delle ricerche effettuate su Google in merito alla parola «stuprata».
Sembrerebbe che prima del 22 Gennaio poco gliene fregasse, alla web community, dei terribili Rumeni molestatori; mentre il boato mediatico che fa da grancassa su tutti i giornali nazionali da un mese quasi a questa parte, sembra svegliare interessi sopiti.
Ché di ‘sti tempi se non ci fanno sfogare dando alle fiamme una macelleria di immigrati, pestando a morte un parmense/senegalese o imbracciando forconi e tizzoni per poi battere le strade di Roma alla caccia degli untori, c’è il rischio che ci si veda perdere davvero le staffe per questa dannata crisi, e soprattutto per questa dannata manovra «anti-crisi».

Storie della storia d’Italia

Ed arrivarono le elezioni, naturalmente anticipate: Daniele, che sentiva molto quel suo diritto/dovere di cittadino, partecipò come sempre nell’incertezza, nell’indecisione e nella paura di sbagliare un’altra volta. Si mise allora a leggere di tutto: dall’estrema destra all’estrema sinistra. […] Poi si dette malato, e si chiuse in casa nella stanza della televisione… [qui]

Muso nero, non avrai il mio business

Curioso; gli «immigrati regolari» —che dal 2000 a oggi si sono spostati da tutte le zone del mondo negli Stati Uniti e che nella Silicon Valley hanno contribuito al 52% delle start-up per un fatturato totale di oltre cinquanta miliardi di dollari, 450 mila impiegati e un business che perdura alla crisi— sembrano essere diventati per l’ennesima volta nella storia di quel paese una risorsa che timidamente tira su le vesti per non farle bagnare dall’acqua alta della depressione finanziaria.
Chissà se qualcuno ha mai chiesto loro diecimila euro di cauzione per aprire una posizione IVA, appena arrivati a Ellis Island.

(Qui un articolo piuttosto interessante dell’“Oakland Tribune”)

Sagedrops

«Quando qualcuno mi dice che stiamo andando verso il fascismo, vorrei quasi rispondere: “magari!” Il fascismo è brutto, ma passa. Invece andiamo incontro a forme di vita clericale, anzi ci siamo dentro, perché non abbiam saputo amministrare il nostro libero esame. Abbiamo liquidato la coscienza, dandola in appalto al prete. Ecco dove nasce il più macroscopico difetto degli italiani: la mancanza di una coscienza morale. Non siamo religiosi: siamo cattolici per comodità, abitudine, tradizione, non per coscienza. Il problema di Dio gli italiani non se lo pongono. Perciò non siamo mai stati una Nazione: l’unico Stato che conosciamo è quello Pontificio»

Indro Montanelli