Punti di svista

Stamattina l’ottuagenaria zia della mia donna le ha telefonato trafelata perché dall’INPS le hanno mandato una cartolina per segnalare un’irregolarità della documentazione spedita l’anno scorso. Il mistero si scioglie quando si viene a capo del problema e quindi si paventa una rapida soluzione alla querelle, ma lei —la zia— rimane comunque molto preoccupata: non ha mai avuto né pendenze né tantomeno guai con nessuno dei tentacoli del fisco italiano, e le fa specie che si possa anche solo dubitare che non abbia adempiuto ai suoi doveri di contribuente.

Gai Mattiolo, classe 1968 e prestigioso stilista italiano, nel dicembre 2008 finisce in gattabuia per bancarotta fraudolenta (si parla di un milione e mezzo di euro), riversati poi in una holding lussemburghese, e per aver sottratto i proventi dei diritti di alcune campagne pubblicitarie (altri trecentocinquantamila euro circa).
Oggi primeggia sulla home page di Corriere.it con un grido disperato di solitudine lanciato ai giornalisti, perché da quando è stato scarcerato in attesa di giudizio nessuno vuol più lavorare con lui: modelle, stilisti, addetti ai lavori e via discorrendo.

Non è per cadere nel solito trito e ritrito anelito del «non ci sono più le mezze stagioni» e «i giovani d’oggi che disastro, cara Cesira mia», ma forse per capire la china incombente è  il caso di vederla anche in un’ottica maggioritaria: a furor di popolo, chi dei due è veramente ‘il fesso’?