Go woman, no cry!

Mettiamo da parte la querelle in sé, e diamo per assodato che in questo paese faremmo di tutto pur di non affrontare le cose che meritano davvero attenzione; lasciamo a ciascuno la considerazione su quanto sia stata opportuna o meno l’uscita pubblica della «signora Lario» che ripescava per le orecchie un’altra volta il marito in veste di Capo del Governo mentre si emoziona vistosamente appresso alle rampanti cortigiane del suo piccolo grande ducato. Proviamo invece a guardare come questo paese ogni volta che si ostina e si affanna a mostrare un progressismo fantoccio, finisce grottescamente a sbandierare la propria faccia più pecoreccia e reazionaria.
Dal sito non istituzionale dell’attuale governo all’editoriale alla matriciana di Feltri su “Libero” (cito testualmente «[la Signora Lario] consegna i propri sfoghi di sposa insoddisfatta ai mezzi di comunicazione», cfr. “Libero” di oggi), passando per carriolate di blog vicini al PDL, il messaggio è praticamente unanime: non si sa se Berlusconi sia stato effettivamente coi polpastrelli sui pizzi di queste giovinotte, o se ‘semplicemente’ il suo sia un voluttuoso amore per la bellezza da sbarcare a Strasburgo come se fosse Canale 5; di fatto avendo la Lario avuto un passato scollacciato, è secondo peso destinato a una seconda misura. L’ottuagenario di successo sposato che allenta la pacca sul culo alla giovinotta di primo pelo è ovviamente uomo di mondo, e quindi non solo perdonabile ma nemmeno riprovevole, mentre lei —che a sentir Feltri e alcuni altri bravi pare sia stata raccattata dal Cavaliere in una casa di piacere come mamma l’ha fatta con un pugno di quattrini in una mano e la sottana nell’altra— è chiaramente una puttana, e deve tacere ringraziando iddio che il pappone di turno l’abbia cavata dalla miseria per via delle sue lussuosissime grazie punto e basta.
Tutto questo mentre ci si vorrebbe fregiare di essere un paese che candida con naturalezza donne qualificatissime al pari di uomini, sia mai che a qualcuno venga in mente di ribadire che siamo un popolo —tra l’altro— di misogini terminali.

Che Mara Carfagna tra qualche anno possa prendere la stessa strada? Che arrivati gli anta e cominciandole a ciondolare le rotondità la si rimpiazzerà, ricordandole in caso di tacere ché anche lei i suoi bei calendariozzi pelo al vento in curriculum li ha?

Ridi pagliaccio…

Non so quali siano i vantaggi concreti (e quindi non populisti) che abbiano spinto the Dwarf Knight a fare il G8 non più a la Maddalena ma a l’Aquila; temo però che non ce ne siano. Certo immagino sia l’ennesimo colpo gobbo in vista del famoso 52 percento di popolarità che il premier sostiene di voler raggiungere entro le consultazioni europee, e il terremoto è un’onda che si farà cavalcare ancora a lungo.
Chi lavorava alla Maddalena però ora è rimasto a casa dalla mattina a mezzogiorno senza un perché, e senza nemmeno uno straccio di indennità. E questo senza che il presidente di questa regione muovesse un dito.

Se sentite ancora qualcuno dire che «il Sardo lo freghi una volta sola», per favore, sputategli in un occhio da parte mia.

When the levees break

ap_15485773_15440jpgSe c’è un’arte in cui i mastri sfornatori panicottari —che son sempre nel giusto e che non accettano mai alcun contradditorio— sono imbattibili, è quella di riuscire sempre a stupire in peggio e di saper sempre trovare la bestialità tale da far impallidire anche l’evento funesto che monopolizza l’attenzione.
«È ora di mettere da parte le diatribe, le critiche e le accuse».

Insomma nemmeno quando le peggiori conseguenze dei nostri errori sono sotto gli occhi di tutti la ragione può batter cassa: nemmeno quando i sismologi gli apprendisti sismologi in erba lanciano l’allarme e vengono dati per mitomani e querelati, quando gli edifici di soccorso necessitano loro stessi di aiuto per non trascinarsi appresso altri morti. Insomma nemmeno quando è chiaro oltre a ogni possibile scetticismo che c’è qualcuno che ha sbagliato e che questo errore l’hanno pagato in tanti con la vita, anche allora dobbiamo tacere, ché si manca di rispetto al lutto di chi ha perso parenti, casa e averi.

Quando Katrina ha fatto scempio di New Orleans mettendo su palcoscenico la triste Caporetto dell’amministrazione interna Bush, quando è stato chiaro che chi si doveva occupare della sicurezza di una zona densamente popolata, in un’area facile alla furia degli uragani come quella, non aveva assolto il suo compito, nessuno tra i media, gli amministratori o i cittadini americani ha parlato di «inopportunità» nella ricerca delle responsabilità e nelle accuse di inefficienza a chi si doveva occupare della sicurezza civile.
Non era accanimento, ricerca di un capro espiatorio o vendetta: era banalmente un’equazione di bilancio nel calcolo delle responsabilità di uomini deputati a prendere delle decisioni e ad applicare la loro pluri-dollarata professionalità.

Railroad tycoon

apicellaeberlusconijpgErano altri tempi quando Peppone era mani nella polvere per la posa delle pietre per la Casa del Popolo di Brescello.
Berlusconi col berretto da capotreno in testa mentre presiede all’inaugurazione della TAV, e che si autodefinisce garrulo «presidente ferroviere» aggiungendolo al carniere degli epiteti, è quasi un atto di cinema espressionista: “Blob” non ha potuto far altro che passarlo per intero senz’aggiungere un fotogramma. È l’epitome perfetta della sua carriera imprenditoriale prima e politica dopo, è uno sdoganare definitivamente e senza più alcun pudore lo stile di fare impresa italiano DOP che ha in personaggi come lui, Colaninno, Geronzi, Romiti o Ligresti i loro alti mammasantissima: inarrivabili piazzisti di aria fritta a prezzo di lancio su gigantografie in tutti i palazzi della città e pagata con comode rate quinquennali.
Dio ci scampi da quello che aspetta questo paese nei prossimi anni.