Go woman, no cry!

Mettiamo da parte la querelle in sé, e diamo per assodato che in questo paese faremmo di tutto pur di non affrontare le cose che meritano davvero attenzione; lasciamo a ciascuno la considerazione su quanto sia stata opportuna o meno l’uscita pubblica della «signora Lario» che ripescava per le orecchie un’altra volta il marito in veste di Capo del Governo mentre si emoziona vistosamente appresso alle rampanti cortigiane del suo piccolo grande ducato. Proviamo invece a guardare come questo paese ogni volta che si ostina e si affanna a mostrare un progressismo fantoccio, finisce grottescamente a sbandierare la propria faccia più pecoreccia e reazionaria.
Dal sito non istituzionale dell’attuale governo all’editoriale alla matriciana di Feltri su “Libero” (cito testualmente «[la Signora Lario] consegna i propri sfoghi di sposa insoddisfatta ai mezzi di comunicazione», cfr. “Libero” di oggi), passando per carriolate di blog vicini al PDL, il messaggio è praticamente unanime: non si sa se Berlusconi sia stato effettivamente coi polpastrelli sui pizzi di queste giovinotte, o se ‘semplicemente’ il suo sia un voluttuoso amore per la bellezza da sbarcare a Strasburgo come se fosse Canale 5; di fatto avendo la Lario avuto un passato scollacciato, è secondo peso destinato a una seconda misura. L’ottuagenario di successo sposato che allenta la pacca sul culo alla giovinotta di primo pelo è ovviamente uomo di mondo, e quindi non solo perdonabile ma nemmeno riprovevole, mentre lei —che a sentir Feltri e alcuni altri bravi pare sia stata raccattata dal Cavaliere in una casa di piacere come mamma l’ha fatta con un pugno di quattrini in una mano e la sottana nell’altra— è chiaramente una puttana, e deve tacere ringraziando iddio che il pappone di turno l’abbia cavata dalla miseria per via delle sue lussuosissime grazie punto e basta.
Tutto questo mentre ci si vorrebbe fregiare di essere un paese che candida con naturalezza donne qualificatissime al pari di uomini, sia mai che a qualcuno venga in mente di ribadire che siamo un popolo —tra l’altro— di misogini terminali.

Che Mara Carfagna tra qualche anno possa prendere la stessa strada? Che arrivati gli anta e cominciandole a ciondolare le rotondità la si rimpiazzerà, ricordandole in caso di tacere ché anche lei i suoi bei calendariozzi pelo al vento in curriculum li ha?

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9 thoughts on “Go woman, no cry!

  1. Roano

    Non co..

    ..nosco il curriculum vitae della “Signora” in argomento.
    Anche perchè per me la Signora è un’altra …
    Pare, la prima, che fosse un attrice di teatro…più o meno brava, o bravina…o forse una schiappa, chissà.
    Una cosa però ho imparato dalla vita…mai fare incazzare una donna, soprattutto se moglie..
    E se poi ha buoni motivi per incazzarsi..
    Per tutto il resto caliamo un velo pietoso.
    A da passa a nuttata..diceva Eduardo..

  2. Ahem… dicevi? :D

    (Ma niente di che… la Lario recitava mezza nuda in alcune rappresentazioni teatrali, ed è stato proprio durante una di queste che la conobbe Silvio invaghendosene perdutamente. Naturalmente ora che la Lario ha fatto la «serpe in seno» -come l’ha definita à la burlesque “il Giornale”- conviene che le si ricordi d’esser stata una donnaccia).

    1. Adorabile la presbiopia nelle donne…

      (Per amor di completezza ho comprato anche “l’Unità”, “il Giornale”, il “Secolo XIX” e una volta o due anche il “Manifesto”)

  3. Roano

    Se ric..

    ..ordo bene la leggenda parla di un Silvio che fa portare nel di lei camerino un mazzo di rose.
    Più che un velo occorrerebbe calare una velina pietosa..

  4. Carlo

    Mah, non capisco cosa si contesti alla signora Berlusconi, del suo ruolo passato o presente. Il marito evidentemente era interessato alle sue qualità se[n|s]suali, infatti ci ha figliato. Non mi pare che la signora sia mai stata candidata o eletta in [euro]parlamento. Ma S.B. vuole trasformare i seggi parlamentari in letti?

    Naturalmente di ciò che davvero è importante non si parla: mi sono letto le proposte referendarie, trovo leggermente agghiacciante la proposta di dare premio di maggioranza al partito (non coalizione) che ottiene più voti. Non ricorda, alla lontana, la legge Acerbo del 1923?

  5. Non solo a Milano, Tuna: il Generale, prima di accasarsi ad Assetzi, veniva a insozzare Villa Balorda con quella specie di giornale. E posso portare a testimonio il professore, il quale insieme a me – a bagnomaria sulla spiaggia di Porto Pino – obbiettava al Generale la lettura di quel fogliaccio, e questi ne difendeva la linea e gli editorialisti.

    Poi, grazie a dio, venne Punto G.

    (Degna di Ghedini la linea difensiva generalizia di fronte al j’accuse tuniano: “ho comprato anche altri giornali”. Mitico!)

    1. Beh, se anche tu mi hai visto «nient’altro che Libero sotto il braccio» non so proprio cosa dire. Ma d’altronde se vedi una difesa —per lo più à la Ghedini— nel menzionare altre testate che ho letto…

      (Quello di cui parlavo con te e il professore a PP era del degrado generale dell’editoria d’informazione italiana, e di come in un clima del genere non ritenessi il Corriere di Mieli o la Repubblica di Ezio Mauro tanto al di sopra di giornali di partito come appunto Libero e il Giornale. Quindi non c’era niente da difendere: leggo stampa della quale ha apprezzato anche un misero 5% perché francamente non ritengo un giornale sottobraccio né uno status symbol né un biglietto da visita. E se effettivamente hai la memoria che millanti, ridorderai anche che non condividevi e respingevi con fare quasi incredulo quei paragoni che facevo, e dicesti «secondo me è un atteggiamento di maniera il tuo: come Montanelli che teneva un mezzobusto di Stalin sulla scrivania»)

      1. Sì, sì, ricordo che te lo dissi: era un modo per convincere me stesso che un giovine intelligente come te non potesse trovare cose interessanti in un foglio pieno di spazzatura e di sordide calunnie. Al servizio di un capo, per di più.

        (Ma tu negavi, e con convinzione ribattevi: “macché maniera! Lo penso davvero!”)

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