Dawn till dusk

Negli Stati Uniti esiste un programma governativo gestito dal Bureau of Consular Affairs che si chiama Diversity Visa: gestisce e incentiva da diverse decadi l’immigrazione di cittadini provenienti da ogni stato e zona del mondo per conceder loro la residenza a tempo indeterminato su suolo americano. Non costa nulla, e ogni anno sorteggia i nulla osta all’immigrazione di circa cinquantamila uomini e donne che non hanno quasi nulla in comune, e che vengono fatti entrare intenzionalmente per diluirsi con l’indefinibile casseöla di uomini e donne di tutti i colori che oggi sono i cittadini USA. Si calcola che più di trentasette milioni di cittadini americani siano nati all’estero, cioé più del dieci percento della popolazione totale.
Non c’è né buonismo né buon cuore cristiano in questa politica, soprattutto se si considera che lo stesso paese è estremamente duro e intollerante nei confronti dell’immigrazione non autorizzata come ad esempio quella proveniente dal Messico. Si tratta semplicemente di consapevolezza: consapevolezza di una legge di natura chiamata «lussureggiamento degli ibridi» che incentiva la commistione delle specie e la generazione di individui più diversi possibile. Questa legge, universalmente osservata e accettata in biologia, si manifesta anche in campo sociale da secoli, lasciando in condizione di palese inferiorità culturale e sociale i paesi a regime di prevalenza razziale e culturale rispetto a quelli senza una matrice etnica predominante.

Tralasciando le considerazioni più schiettamente politiche, la proposta dell’Assessore all’Immigrazione di Rovigo Giovanna Pineda è la dimostrazione non solo che in Italia il malcostume intellettuale non è rappresentato dall’attuale maggioranza di governo, né più in generale da una fazione politica rispetto a un’altra, ma da un atteggiamento provinciale e pecoreccio assolutamente trasversale e fortemente radicato in ogni estrazione sociale e connotazione politica.
È sconcertante la banalità con cui il centrosinistra s’è opposto al ‘decreto sicurezza’ voluto, approvato ed applaudito a larghi palmi dal centrodestra settimana scorsa. Sconcertante perché è stata contestata la forma delle nuove norme e non il principio che le muoveva, perché è stata fatta questione di buonismo e di benevolenza da cattolici della domenica per questioni che invece riguardano molto da vicino la salute sociale ed economica di un paese culturalmente allo sbando.

Mai come in questi mesi sono convinto che l’Italia non stia attraversando una zona d’ombra dovuta a un’eclissi totale di raziocinio, senso civico e del sociale che è destinata a finire in una nuova primavera. Ancora nel massimo rispetto delle leggi naturali, sono invece convinto che questo paese abbia incontrato —come tutti i grandi paesi e le grande culture del passato— il suo inevitabile crepuscolo, e che questa non sia altro che la sua demenza senile.
Per questo vecchio butterato di ragioni impossibili accaparrate battendo i pugni sul tavolo, di litigiosità da ubriacone che vomita insolenze con la bava alla bocca, di vecchi adagi da Ventennio impugnati come fossero verità assolute che non arrugginiscono mai, non sento oramai nessuna vicinanza, non provo nemmeno il benché minimo affetto e ritengo solo di dovere e voler mettere al più presto la maggiore distanza possibile tra me e lui.

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6 thoughts on “Dawn till dusk

  1. Roano

    Ric..

    ..ordo che due legislature fa il presidente dell’allora Senato Pera (e già il nome è profetico), si mostrò fortemente contrario a quello definito da egli stesso meticciato.

  2. Hanzo

    è da circa 400 anni che assistiamo al crepuscolo…
    c’è stato qualcosa in Italia di globalmente menzionabile dopo il Rinascimento, a parte un po’ di musica?

    1. No, non è vero. Abbiamo avuto —ne dico una su tutte— un dopoguerra in cui abbiamo riguadagnato molto sia economicamente, che politicamente, che socialmente; è stato un periodo, troppo breve ahimé, in cui c’era da esser fieri di dirsi Italiani.

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