Godfathers and sons

Facciamo una piccola premessa aritmetica facendo qualche conto della serva sui numeri che il Ministero delle Finanze ha restituito in merito sua alla recente manovra. Il gettito generato dallo scudo fiscale del ministro Tremonti è di 4,65 miliardi di euro. Come da norma, questo deriva dall’istituzione della famosa imposta straordinaria del 5% sui fondi detenuti al di fuori del territorio europeo e non dichiarati al fisco italiano.
Facendo un calcolo abbastanza elementare, è facile scoprire che i capitali regolarizzati con questa norma ammontano finora a 93 miliardi di euro. A tutto questo c’è da aggiungersi un netto dei capitali non fatti ‘rientrare’ con lo scudo fiscale di Tremonti, quelli che rientreranno grazie alla proroga concessa fino ad Aprile con l’aliquota maggiorata al 6%, e un lordo del fatto che è un’imposta definita «una tantum» retroattiva per tutti i capitali non dichiarati fino ad oggi.

Durante una conferenza stampa, un giornalista americano —gente poco avvezza alla mano vellutata in fatto di evasione o elusione fiscale— ha chiesto al Ministro dell’Economia italiano come potesse concordare lo Scudo Fiscale fatto approvare dal suo governo con la lotta all’evasione di cui lo stesso esecutivo si era dichiarato crociato durante tutta la campagna elettorale e durante tutti i precedenti anni della legislatura. Tremonti stizzito aveva risposto che era inutile cercare di combattere un fenomeno come l’evasione fiscale in Italia mentre continuano ad esistere delle vere e proprie «caverne di Ali Babà» come i paradisi fiscali dove rifugiare i propri patrimoni e tenerli lontano dagli occhi e dagli artigli indiscreti del fisco del proprio paese.

Ora facciamo un altro calcolo. Il ministero della Giustizia e quello degli Interni —sempre dello stesso governo— stimano che il volume d’affari complessivo delle mafie in Italia si aggiri intorno al 100 miliardi di euro all’anno; la maggior parte di questo flusso di danaro —circa il 94%, dice la medesima fonte— proviene dal traffico di droga.

Ecco dunque la mia proposta. Perché, ministro Tremonti, vista la natura delle sue obiezioni a difesa della sua manovra e viste le tutele previste dalla stessa norma verso chi fa rientrare i propri capitali in Italia, non legalizziamo la vendita, la detenzione a scopo di spaccio e  la produzione di tutte le droghe attualmente riconosciute e perseguite dalla legislazione del nostro Paese? Con un giro d’affari come quello stimato dagli illustri suoi colleghi e con una tassazione forfettaria del 5% analoga a quella dedicata ai capitali di origine ignota detenuti all’estero e fatti rientrare con lo Scudo Fiscale, si potrebbe contare su un gettito fiscale annuo intorno ai 4,7 miliardi, cioè a dire ben altra cifra rispetto ai 4,65 miliardi a colpo singolo messi a segno con la sua manovra. Il tutto senza considerare eventuali errori nella stima dei famosi 10.000 miliardi di volume d’affari annuo, eventuali variazioni del suddetto volume, ulteriori evasioni, e varie o eventuali.

Che ne dice ministro? Visto che è inutile combattere la droga fintanto che continueranno a esistere lo spaccio illegale, perché non risolvere d’un botto il problema dell’evasione fiscale istituendo un’Elusione Fiscale di Stato e contemporaneamente eradicare quasi del tutto il cancro dello spaccio clandestino?

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