George ‘Babyface’ Napolitan

Illustre presidente Napolitano,
quando ho appreso che un ex iscritto al partito comunista italiano era stato eletto Presidente della Repubblica per succedere al mai troppo rimpianto Carlo Azeglio Ciampi, ho provato subito a pensare al cosiddetto «lato positivo» della cosa, e cioè al fatto che un esponente di un partito che fa della laicità dello Stato e dell’equa distribuzione del potere una bandiera avrebbe quantomeno difeso questi aspetti vilipesi e trascurati del nostro diritto.
Quando ha fatto sapere che non avrebbe firmato un decreto legge riguardante le decisioni prese dalla Magistratura sul caso di Eluana Englaro, pur nella modalità fortemente eterodossa in cui si è espresso non ho potuto fare a meno di apprezzare non solo il gesto circostanziato alla vicenda, ma anche la volontà di arginare lo strapotere di un uomo solo al comando.
In tutta franchezza non pensavo che tutto il resto avrebbe toccato i livelli di bassezza e lassismo cui sono costretto ad assistere giorno per giorno come cittadino di questo Paese.
Non voglio fare una tirata su tutte le leggi grondanti vergogna che sono passate dal suo ufficio e che sono state puntualmente vergate dalla sua penna: persone molto più capaci e preparate di me stanno facendo, hanno fatto e faranno ancora quest’elenco, anche se tutto quello che hanno ricevuto in risposta finora è stato un suo rimarcare la presunta funzione notarile della sua carica.
Visto che l’auspicio di un’altro cittadino è andato al vento, e visto che ciò che un suo emerito collega e predecessore come Carlo Azeglio Ciampi le chiede accoratamente di fare sembra non esserle congeniale e consono, faccia l’unica cosa che a questo punto le rimane per preservare la vera funzione di garante della sua carica: si dimetta.

Un uomo in una carica come la sua non deve e non può permettersi di anteporre la propria presenza e la propria poltrona al ruolo delicatissimo che gli è stato affidato, specie di questi tempi, e ciò non di meno se non ritiene di riuscire a svolgere il proprio compito per incapacità personale, circostanziale o formale, deve dimettersi e lasciare che qualcun altro faccia ciò che lei non fa.

Non posso recriminare nulla, se non sentimentalmente, alla faina che fa razzia nel mio pollaio, è nella sua natura comportarsi così ed è da sciocchi aspettarsi qualcosa di meno. Devo però chiedermi perché i cani che vivono a guardia del mio podere e che ho educato e allevato a questo scopo non facciano nulla per impedire che ciò che è mio sia in balia delle scorribande, quantomeno abbaiando. Se un cane da guardia non presidia l’aia, forse è meglio che si ritiri in cortile o in casa: può star certo che non gli mancherà mai una ciotola di zuppa, e forse godrà anche lui della sicurezza che saprà garantirgli un animale più consono e capace alla difesa.

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