“the Road”

— Do you wish you would die?
— No. It’s foolish to ask for luxuries in times like these

[****½]

«Un paese popolato di uomini che se uno li ammazzasse tutti, toccherebbe costruire una dependance dell’Inferno», dicevano di “Non è un paese per vecchi”, ma tanto basta anche per questo film. “La strada” di Hillcoat riesce a essere una revisione contemporanea e —come al solito per McCarthy— disillusa di un Inferno dantesco trasportato nel vissuto dell’autore, lasciando tutto ciò che è accessorio all’immaginazione e all’interpretazione.
McCarthy aveva avuto i primi spunti di stesura di questo romanza visitando El Paso assieme al figlio, e immaginandosi come sarebbe potuta essere in futuro. Ed è proprio assieme al figlio che il protagonista, un uomo talmente comune da non avere nemmeno un nome, conduce questo viaggio rovesciato in un lungo girone dantesco di esseri umani, nel quale il ruolo dell’accompagnatore e dell’accompagnato si scambiano, essendo il primo a raccontare e il secondo ad essere raccontato, e durante il quale il rapporto padre-figlio, molto caro all’autore del libro, viene a galla addirittura con le stesse similitudini degli altri romanzi.

Il sentimento dell’autore che gocciola tra le righe è la fiaccola che Tommy Lee Jones sogna in “Non è un paese per vecchi” nelle mani del padre in una notte buia e disperatamente fredda, e che ricompare tra le mani di Viggo Mortensen nella notte reale e senza fine di un incubo che non è fantascienza; e qui —diversamente dal primo— il padre la affida al figlio raccomandandogli di preservare quell’unico brandello di speranza che si vede in tutto il film e che sembra voler perdurare alla tempesta emotiva che scuote lo spettatore.
Se c’era un modo per portare al cinema un romanzo squisitamente letterario eppure così duttile alla pellicola come questo di McCarthy, probabilmente questo era quello di Hillcoat, che riesce a regalare una vita propria su schermo a un romanza tra i più belli dell’autore americano, donandogli anche quel tocco di cinema che il libro non può avere. Robert Duvall, Guy Pearce e Charlize Theron sono i cameo del cinema che porta se stesso e il proprio passato dentro la letteratura, rappresentando il fantasma di Kilgore ridotto a una sorta di Omero che nessuno sta più a sentire, e Grampasso che questa volta accompagna Frodo quanto più possibile lontano da Mordor.

Guardate questo film partendo solo dalla locandina. La grande madre che è la metafora della strada lo accompagna per tutta la sua durata e non lo abbandona mai.
E’ lei la protagonista.
Gli interpreti sono tutte quante comparse.

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