Don’t think twice, it’s allright…

«Il negro da cortile viveva insieme col padrone, lo vestivano bene, e gli davano da mangiare del cibo buono, quello che restava nel piatto del padrone. Dormiva in soffitta o in cantina, ma era sempre vicino al padrone e lo amava molto di più di quanto il padrone amasse se stesso. Questi negri da corti le avrebbero dato la vita per salvare la casa del padrone, prima ancora di quanto non lo avrebbe fatto lui stesso. Se il padrone diceva: “Abbiamo proprio una bella casa”, il negro da cortile rispondeva subito: “Sicuro, abbiamo proprio una bella casa”.
Ogni volta che il padrone diceva “noi”, anche lui diceva “noi”. Da ciò si riconosce il negro da cortile. Se la casa del padrone andava in fiamme, quel negro si dava da fare più dello stesso proprietario per spengere l’incendio e se quello si ammalava, lui gli diceva: “Cosa c’è, padrone, siamo malati?”. […] Si identificava col suo padrone più di quanto questi non s’identificasse con se stesso; e se qualcuno fosse andato da lui a dirgli: “Andiamo via! Scappiamo! Separiamoci!”, il negro da cortile lo avrebbe guardato in faccia e avrebbe detto: “Amico, ma tu sei pazzo! Ma che vuol dire separarsi? Ma dov’è una casa meglio di questa? Ma dove li trovo dei vestiti migliori di questi e del cibo meglio di questo?!”. Ecco com’era il negro da cortile. A quei tempi era chiamato house nigger.
Del resto li chiamiamo cosi anche oggi, visto che abbiamo ancora fra i piedi parecchi di questi niggers da cortile. La versione moderna di questo servo ama il suo padrone e vuole vivere vicino a lui. Pur di fare ciò è disposto a pagare affitti tre volte superiori per poi andare in giro a vantarsi: “Sono l’unico negro qui!”, “Sono l’unico negro in questo settore”, “Sono l’unico negro in questa scuola”.
Ma se non sei altro che un negro da cortile!»

Malcolm X, Detroit 10 Novembre 1963

[Nella foto: manifestazione del PdL a Roma, 20/03/2010]

Spot the difference

«Se sarò Presidente della Regione istituirò un sussidio unico di disoccupazione di 700 euro mensili per un anno per tutti i lavoratori precari che perdono il lavoro e sono privi dei tradizionali ammortizzatori sociali […] È evidente che il sostegno a chi perde il lavoro rimane centrale nel mio progetto» — Filippo Penati [via Corriere.it]

«“Demagogia” è un termine di origine lingua greca (composto di demos, “popolo“, e agein, “condurre, trascinare”) che indica un comportamento politico che attraverso la retorica e false promesse vicine ai desideri del popolo mira ad accaparrarsi il suo favore. Spesso il demagogo fa leva su sentimenti irrazionali e bisogni sociali latenti, alimentando la paura o l’odio nei confronti dell’avversario politico o di minoranze utilizzate come “capro espiatorio”» [via Wikipedia.org]

Per chi non lo conoscesse, Filippo Penati è il candidato del centrosinistra per la presidenza della Regione Lombardia.

Non nuovo al guazzabuglio dell’attuale pollaio che è il PD (Partito Disponibile), è stato per un mandato presidente della Provincia di Milano, e durante questo quinquennio ha sperperato danaro pubblico come pochi suoi omologhi erano riusciti a fare, appaltando consulenze d’oro ad amici e amici di amici, conducendo operazioni tutt’ora molto poco chiare a spese del contribuente, e mascherando dietro a una finta politica sociale da sinistra mittel-europea un sentimento foremente xenofobo e populista che al suo estremo lo ha portato ad appoggiare le cosiddette ‘ronde’ passate qualche mese fa tra le vaghezze dei leghisti al governo.

Se qualcuno si fosse illuso che con Pilliteri la sinistra lombarda avesse toccato il fondo e non potesse far altro che risalire, ecco la dimostrazione che il nostro è un Paese che in peggio sa sempre come sorprenderti, ma che s’è dimenticato come si fa a farlo in meglio.