Mr. banker…

Ogni volta che un paese dell’Euro fa il pelo alla linea del baratro, tocca sorbirsi lo stesso canovaccio di cori greci. Le borse d’europa che arretrano, le voci spericolate sui miliardi di euro che bisognerà cacciare questa volta per evitare il crack, le flessioni a due numeri delle varie banche coinvolte, la parola PIGS che oramai sembra avere una mezza dozzina di lettere o più, e non da ultimo i proclami allarmisti su «l’Euro sarebbe a rischio se non si intervenisse» o su «una catastrofe per tutti se non si trovassero i fondi».

Ma è così costoso e imbarazzante a questo punto ammettere che l’Euro, così com’è stato concepito, non funziona prendendo le conseguenti decisioni? È così problematico fronteggiare il fallimento di un’unione che su economia e sviluppo naviga a vista aspettando trepidante che salti fuori dalla nebbia il primo scoglio per gettare un urlo e seminare il panico nella flotta? Perché si è dovuto a tutti i costi importare solo i lati negativi del modello federale USA ripudiando uno a uno tutti i vantaggi?