Saturday, bloody saturday

J. ha vissuto a Tel Aviv fino ai diciott’anni circa. Proprio giovedì scorso a cena raccontava che quando scoppiava una bomba di fronte a un locale o a un ristorante —il venerdì o il sabato sera, per fare più morti possibile— poi la settimana successiva per scaramanzia o per falsa credenza tutti quanti si radunavano in quel locale, o se non si poteva in quelle vicinanze, perché «un fulmine non cade mai due volte nello stesso punto».
Ed era bello —diceva— vedere tanta vita dove c’era stata tanta sofferenza.

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