Nata due volte

Da cinque giorni era cominciato un anno tumultuoso che avrebbe portato l’Italia in guerra. I giornali di quella mattina raccontavano di un cannoneggiamento delle navi italiane a Durazzo, in Albania. A Torino maturavano manifestazioni di interventisti e di neutralisti, scioperi e una rivolta per il rincaro del prezzo del pane.

Alle cinque del pomeriggio il dottor Buscaglino, di professione medico di famiglia, aveva finito il giro delle visite, quando decise di passare in via Pier Carlo Boggio 134, in quella zona tra la crocetta e la zona industriale San Paolo che chiamavano il Polo nord, perché lì faceva sempre freddo. Anche quel pomeriggio, nonostante fosse stata una giornata soleggiata, la temperatura era sotto lo zero e il termometro nella notte avrebbe fatto segnare -6. Continue reading “Nata due volte”

Communism? Don’t talk to me about communism!

[…] Claudio Sabelli Fioretti: Perna dice che nel dibattito tra Berlusconi e De Benedetti, tu stavi dalla parte di Berlusconi. Che eri anticomunista, insofferente verso i buonismi e i perdonismi sinistrorsi. Che in politica sembravi stare a cavallo tra il MSI e la DC più conservatrice. Che eri un tradizionalista sostenitore della messa in latino.
Marco Travaglio: Perna pensa che io mi sia buttato a sinistra. Mentre io sono anticomunista oggi come lo ero allora. Però non c’è più il comunismo, quindi non mi sembra il caso di perdere tempo. Sarebbe come schierarsi contro i cartaginesi. Ma ogni giorno constato i danni che ha fatto il comunismo in Italia, infatti abbiamo Giuliano Ferrara, Adriano Sofri, Sandro Bondi. Questi sono i peggiori crimini del comunismo. […]

“Il rompiballe. Un anno dopo” di Claudio Sabeli Fioretti, Aliberti Editore

Raw stories

«Qualche tempo fa ho letto sul giornale che certi insegnanti avevano ritrovato un sondaggio inviato negli anni Trenta a un certo numero di scuole di tutto il paese. Era stato fatto un questionario sui problemi dell’insegnamento nelle scuole. E loro hanno ritrovato i moduli compilati e spediti da ogni parte del paese, con le risposte alle domande. E i problemi più gravi che venivano fuori erano tipo che gli alunni parlavano in classe o correvano nei corridoi. O masticavano la gomma. O copiavano i compiti. Roba così. E allora avevano preso uno di quei moduli rimasto in bianco, ne avevano stampate un po’ di copie e le avevano mandate alle stesse scuole. Dopo quarant’anni. Be’, ecco le risposte. Stupri, incendi, assassini. Droga. Suicidi. E io ci penso a queste cose.
Perchè il più delle volte, quando dico che il mondo sta andando alla malora, e di corsa, la gente mi fa un mezzo sorriso e mi dice che sono io che sto invecchiando. E che quello è uno dei sintomi. Ma per come la vedo io uno che non sa capire la differenza fra stuprare e ammazzare la gente e masticare la gomma in classe è messo molto peggio di me. E quarant’anni non sono mica così tanti. Magari fra altri quaranta la gente avrà aperto gli occhi. Sempre che non sia troppo tardi»

Cormac mcCarthy, “Non è un paese per vecchi”, ed. Einaudi