Dream is collapsing

Anche l’Economist, da sempre sostenitore del nucleare come politica energetica sicura e affordable, abbandona il sogno del ‘tanto a poco’ e volta le spalle all’energia atomica, sostenendo che nel breve periodo diverrà una fonte marginale della produzione mondiale. Ma più importante della valutazione sui costi di mantenimento, sulle prospettive di prezzo dei combustibili nucleari e sulla sicurezza della tecnologia, l’articolo indica nella sua natura intrinsecamente politica il motivo della sua inappropriatezza; il nucleare è stato un lungo sogno che ha fatto credere al mondo intero (prima al solo occidente e poi alle economie emergenti e del BRICS) che l’energia potesse essere molto economica e al contempo tanto abbondante da non doversi preoccupare del suo risparmio, onde poi rivelarsi una sorta di debito sovrano non finanziario.

Con un tempismo perfetto invece, la testata di piazza Cavour attraverso la penna di Franco Battaglia rimarca che no, il sogno non deve finire, e che siamo disposti anche al negazionismo perche questo non avvenga.

Tanto di cappello all’onestà del rotocalco economico e politico inglese, che non ha paura di sbattere in prima pagina i propri abiura, e di giustificarne molto dettagliatamente i motivi.